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Ordine degli Avvocati di Lagonegro. Dopo la decisione della Consulta sul terzo mandato, torna alla ribalta la posizione del Presidente. Cappelli: "Attendo il responso del Consiglio Nazionale Forense".

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La Corte Costituzionale ha annunciato la legittimità del cosiddetto “divieto del terzo mandato consecutivo” anche per i componenti dei consigli degli ordini forensi e rispunta la polemica sulla presidenza di Gherardo Cappelli all’Ordine degli Avvocati di Lagonegro. Mentre è ancora in ballo la decisione da parte del Consiglio Nazionale Forense sul caso, gli avvocati Eugenio Di Bisceglie, Maria Pia Iannibelli e Giovanni Leonasi, consiglieri in carica dell’Ordine di Lagonegro e già tra i firmatari del ricorso contro Cappelli, sono tornati ad evidenziare l’illegittimità dell’elezione di Cappelli, per la terza volta presidente di un ordine forense, chiedendogli un passo indietro proprio vista la decisione della Consulta. “Oggi – si legge in una nota - non può ignorare di essere stato smentito, e di non poter più svolgere un ruolo che gli è stato consegnato da una condotta acclarata come illegittima. Le dimissioni a questo punto sono l’unico atto che il Presidente Cappelli potrà compiere”. Cappelli, dal canto suo ha sempre sostenuto che il suo caso era diverso e che  non si poteva parlare di terzo mandato, visto che il primo lo aveva compiuto quando non c’era stato ancora l’accorpamento tra i tribunali e dunque come presidente dell’Ordine di Sala Consilina e non di Lagonegro. Ora dunque attende le decisioni sul ricorso avanzato contro di lui per rimettersi ad esse. “ Il Consiglio nazionale Forense – ha detto il presidente Gherardo Cappelli -  che dovrà decidere sul ricorso, riservò la sua decisione  il 23 maggio. La decisione, però, non è stata ancora resa. Sarà certamente diversa quantomeno in termini giuridici rispetto a quella che ha reso la Corte Costituzionale perché diversa è la situazione dei fori che sono stati accorpati. Questo lo sanno anche quanti oggi mi attaccano. Attendo le decisioni del CNF per mettere la parola fine a questa vicenda.”

Daria Scarpitta

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