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Torre Orsaia. Al via l'agricoltura sociale e solidale. I malati psichiatrici coltivano nocciole.

 

 

 
 

 
 
 

Una coltivazione di nocciole per aiutare i malati psichiatrici a riappropriarsi della propria vita contribuendo nello stesso tempo a creare  una nuova occasione di lavoro e sviluppo del territorio. E’ la sfida lanciata all’Asl dal Sir ( struttura intermedia residenziale ) di Castelruggero di  Torre Orsaia che ha trovato terreno fertile, è il caso di dire, sul fronte istituzionale ma anche su quello dei finanziamenti privati. Il progetto è denominato “ Agricoltura Sociale e Solidale “ ed è stato ufficializzato con una cerimonia alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il direttore del dipartimento di salute mentale dell’Asl Giulio  Corrivetti ,  il direttore dell’unità operativa  di Sapri-Sant’Arsenio Antonio Mautone e il vescovo Monsignor Antonio De Luca. Nel 2003 il Comune di Torre Orsaia ha affidato in comodato d’uso al Sir un ettaro di terreno per piantare alberi di nocciole. Nel frattempo il presidente della Unsicoop Antonio Fronzuti ha risposto positivamente alla richiesta di contributi avanzata dalla referente della struttura di Castelruggero, la dottoressa Caterina Speranza. In questo modo è stato possibile avviare il nuovo percorso studiato per la riabilitazione e l’integrazione dei pazienti affetti da disturbi mentali. Quest’ultimi hanno messo in produzione il terreno ed ora si prenderanno cura degli alberi di nocciole. Il prodotto sarà a disposizione nel giro di due  anni. Intanto alcune aziende riconosciute a livello mondiale, come la Nestlè, si sono rese disponibile ad acquistare le nocciole del Sir. Ora i pazienti della struttura ed altri del territorio saranno impiegati nell’azienda agricola sociale e solidale e almeno per i primi sei mesi, perché i fondi a disposizione lo consentono, riceveranno anche una borsa lavoro. “ Questo – afferma con commozione e soddisfazione Caterina Speranza – è il primo tassello di un grande progetto “ . L’obiettivo è chiaro:  recuperare i malati psichiatrici attraverso il lavoro che nel caso specifico punta a diventa una risorsa economica per l’intero comprensorio del Bussento.

 

 

 Antonietta Nicodemo 

 

 

 

Una coltivazione di nocciole per aiutare i malati psichiatrici a riappropriarsi della propria vita contribuendo nello stesso tempo a creare una nuova occasione di lavoro e sviluppo del territorio. E’ la sfida lanciata all’Asl dal Sir ( struttura intermedia residenziale ) di Castelruggero di Torre Orsaia che ha trovato terreno fertile, è il caso di dire, sul fronte istituzionale ma anche su quello dei finanziamenti privati. Il progetto è denominato “ Agricoltura Sociale e Solidale “ ed è stato ufficializzato con una cerimonia alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il direttore del dipartimento di salute mentale dell’Asl Giulio Corrivetti , il direttore dell’unità operativa di Sapri-Sant’Arsenio Antonio Mautone e il vescovo Monsignor Antonio De Luca. Nel 2003 il Comune di Torre Orsaia ha affidato in comodato d’uso al Sir un ettaro di terreno per piantare alberi di nocciole. Nel frattempo il presidente della Unsicoop Antonio Fronzuti ha risposto positivamente alla richiesta di contributi avanzata dalla referente della struttura di Castelruggero, la dottoressa Caterina Speranza. In questo modo è stato possibile avviare il nuovo percorso studiato per la riabilitazione e l’integrazione dei pazienti affetti da disturbi mentali. Quest’ultimi hanno messo in produzione il terreno ed ora si prenderanno cura degli alberi di nocciole. Il prodotto sarà a disposizione nel giro di due anni. Intanto alcune aziende riconosciute a livello mondiale, come la Nestlè, si sono rese disponibile ad acquistare le nocciole del Sir. Ora i pazienti della struttura ed altri del territorio saranno impiegati nell’azienda agricola sociale e solidale e almeno per i primi sei mesi, perché i fondi a disposizione lo consentono, riceveranno anche una borsa lavoro. “ Questo – afferma con commozione e soddisfazione Caterina Speranza – è il primo tassello di un grande progetto “ . L’obiettivo è chiaro: recuperare i malati psichiatrici attraverso il lavoro che nel caso specifico punta a diventa una risorsa economica per l’intero comprensorio del Bussento.

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