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Sala Consilina. Soppressione del Tribunale: Gaetano Ferrari rispedisce al Quirinale la foto di Napolitano

Non condivide le sue parole, anzi lo indignano al punto tale da spingerlo a rimuovere la sua foto dalla stanza di rappresentanza. Non è la ripicca di due fidanzati, ma la singolare protesta di cui si è reso protagonista il sindaco di Sala Consilina. Gaetano Ferrari, infatti, con una nota ufficiale, ha restituito al Quirinale la fotografia del Presidente della Repubblica fino a ieri pomeriggio in bella mostra a Palazzo di Città. La protesta del primo cittadino è sorta dopo il discorso che lo stesso Capo dello Stato ha tenuto nei giorni scorsi incontrando i 630 magistrati ordinari in tirocinio. Un discorso che mal è suonato alle orecchie del sindaco dopo l’ormai acclarata soppressione del palazzo di Giustiza di via Tressanti e il successivo accorpamento al più piccoloTribunale di Lagonegro, ed anche in un'altra regione, la Basilicata."Signor Presidente - scrive il sindaco - credo che sia inaccettabile che Lei intervenga in merito alla recente riforma della giustizia quando il Parlamento vuole rimettere in discussione un provvedimento imposto con un colpo di mano, senza alcuna discussione con il totale disprezzo del parere delle due commissioni Giustizia. E' inaccettabile, evidenzia il sindaco, che Lei si pronunci in merito, quando la Corte Costituzionale è chiamata, a giorni, ad esprimersi sulla incostituzionalità della riforma". "Le invio - scrive ancora Ferrari - la Sua foto, che dal giorno della Sua prima elezione è stata collocata sulla parete del mio ufficio al Comune, a monito ed esempio per ben amministrare, poiché credo, sottolinea il sindaco di Sala Consilina, che dovendo scegliere, tra la difesa di un giusto particolarismo ed una riforma sbagliata, io sto con la mia gente".

 Roberta Cosentino

Cilento. Spaccio di droga: svelati i retroscena della fiorente attività. Tra gli arrestati, il figlio di un carabiniere

Giovani, ma esperti e spregiudicati spacciatori. Altrettanto giovani gli assuntori, assidui clienti della banda di pusher che ormai da tempo gestiva il traffico di sostanze stupefacenti nel Cilento. Oltre ai pregiudicati di Capaccio Salvatore Maresca e Giancarlo Rossi, c’era chi, sperava di farla franca, nascondendosi dietro il nome del padre un brigadiere dei carabinieri, chi, invece, utilizzava la sua attività di pompe funebri come paravento per lo spaccio, chi ancora, da insospettabile pensava di passare inosservato e chi, addirittura, la droga la acquistava per il figlio tossicodipendente. Sono questi gli identikit delle sette persone finite, chi per un aspetto, chi per un altro, nel maxi blitz portato a termine, all’alba di ieri, dai carabinieri del comando provinciale di Salerno. L’arresto è scattato per sei persone, mentre per una donna, una 44enne vallese è stato disposto l’obbligo di firma. Nel corso della stessa operazione, inoltre più di 60 giovani, tutti tra i 17 e i 22 anni, sono stati, segnalati alla Prefettura di Salerno quali assuntori di sostanze stupefacenti. A svelare i contorni spesso inquietanti della fiorente attività sono stete prevalentemente le intercettazioni, anche se pare non sia stato facile ricostruire il giro visto che gli spacciatori si erano organizzati con un vero e proprio linguaggio in codice, trasmesso, poi ai loro clienti. “Guaglioni” erano gli spacciatori, “trovare lavoro” significava acquistare lo stupefacente, “porta i panni che ho freddo” era la frase con cui l’acquirente chiedeva il rifornimento allo spacciatore, quando, invece, i componenti della banda si comunicavano il confezionamento della droga, parlavano di capelli, “ facendo i capelli ad una signora”. Per indicare il prezzo, si faceva riferimento alla cilindrata delle auto. Ma le 85pagine dell’ordinanza emessa dal gip parlano anche di altro , come del fatto che ragazzi appena maggiorenni sborsavano fior di quattrini per la droga veniva acquistata sia per l’uso giornaliero che per occasioni speciali. Agli arresti domiciliari sono finiti il 25enne Costantino Leo, residente a Vallo della Lucania, il 29enne Luigi Noviello originario di Marano in provincia di Napoli, il 25enne cavese Emiliano Carrera, Nicola Paparazzo 32enne di Casal Velino, e i due pregiudicati di 31e 27 anni Salvatore Maresca Giancarlo Rossi, entrambi residenti a Capaccio Scalo. Tutti sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla detenzione e al traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana.

Roberta Cosentino

 

Sapri. Ultimata l'inchiesta sul cantiere navale del porto.

Chiusa l’inchiesta sul cantiere navale nel porto di Sapri sotto sequestro dalla scorsa settimana. Per i carabinieri che hanno condotto le indagini l’unica responsabile dei reati accertati all’interno dell’area per il rimessaggio è la cooperativa “ Cilento Mare”, perché aveva in concessione il sito dal 14 aprile scorso. Nel frattempo il procuratore ha autorizzato il dissequestro delle 14 imbarcazioni che si trovavano all’interno del cantiere al momento dell’apposizione dei sigilli e si appresta anche a disporre il dissequestro provvisorio del cantiere per consentire alla cooperativa il ripristino dei luoghi. Al termine dei lavori di pulizia l’area verrà sottoposta di nuovo a sequestro, in attesa delle nuove disposizioni della Procura. Per il momento non sembrano esserci all'orizzonte possibilità di dissequestro del carro ponte e delle altre attrezzature meccaniche utili per l’alaggio e il rimessaggio delle imbarcazioni. Attrezzi necessari per un porto come quello di Sapri che ospita diversi pescherecci e che d’estate accoglie centinaia di barche di ogni dimensione. L’assenza, soprattutto del carro ponte, potrebbe favorire una riduzione degli attracchi, con pesanti ripercussioni sull'economia dello scalo. Intanto qualcuno ha trasgredito i sigilli. Qualche giorno fa un operaio bulgaro è stato sorpreso ad eseguire lavori di manutenzione su un' imbarcazione sequestrata all’interno del cantiere navale sotto inchiesta per reati contro l’ambiente e la salute pubblica. Oltre al giovane manovale è stato denunciato all’autorità giudiziaria il committente dei lavori: un imprenditore turistico di Scario. Entrambi sono stati accusati di violazione dei sigilli.

Antonietta Nicodemo

Agropoli. Ospedale verso la dismissione. Il viceministro De Luca chiede una moratoria.

Una moratoria per la chiusura dell’ospedale di Agropoli. E’ quanto chiede il vice ministro alle infrastrutture e trasporti Vincenzo De Luca, intervenendo sulla delicata questione del nosocomio cilentano, che dal prossimo 20 giugno sarà definitivamente trasformato in Psaut. “ E’ sconcertante che alla vigilia della stagione estiva siano state avviate le procedure di dismissione dell’ospedale di Agropoli, scrive De Luca in una nota,. Si lascia così il Cilento senza un efficace presidio ospedaliero in un periodo in cui il territorio è frequentato da centinaia di migliaia di persone” . il vice miniostro, nella nota diffusa alla Stampa, auspica un ripensamento” e’ necessario, scrive, rivedere questa decisione e nel frattempo è urgentissimo sospendere la chiusura del nosocomio, con una moratoria che sia valida almeno fino al mese di settembre, in modo da garantire i livelli essenziali di assistenza e di sicurezza i cittadini e tanti turisti che scelgono il Cilento”. La proposta è stata condivisa anche dai deputati del Partito democratico, che hanno invocato l’intervento del ministro Beatrice Lorenzin. Nei prossimi giorni ispettori incaricati dal ministero della Salute, saranno nella cittadina cilentana per valutare la situazione del locale ospedale e soprattutto, per verificare se effettivamente i vicini nosocomi possano garantire gli stessi servizi ad un’utenza di oltre ottantamila persone, destinata a moltiplicarsi durante la stagione estiva. Intanto, dal canto suo, il sindaco di Agropoli, è tornato nuovamente ad invitare i sindaci del salernitano, affinché sostengano la battaglia a difesa dell’ospedale. Per venerdì mattina è in programma a Salerno una manifestazione di protesta presso la sede generale dell’Asl.

Roberta Cosentino

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