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Sapri. Ospedale: nuovo blitz antiassenteismo

Nuovo blitz antiassenteismo al Distretto Sanitario di Sapri. E’ di cinque anni fa l’operazione che ha portato sotto processo oltre 20 dipendenti dell’ Asl. Ieri mattina la struttura che ospita gli uffici amministrativi e gli ambulatori per le visite specialistiche è stata passata al setaccio dai carabinieri della locale compagnia, per verificare assenze e presenze. I militari del capitano Emanuele Tamorri hanno ispezionato i turni di ciascun dipendente e verificato se in quel momento erano sul posto di lavoro. Un'operazione che ha messo in subbuglio l’intero edificio alle spalle dell’ospedale. I carabinieri hanno bloccato gli accessi e chiesto i documenti ai presenti per l’identificazione. Le indagini rientrano in un più ampio servizio teso a punire i dipendenti pubblici che, con vari stratagemmi, riescono a risultano presenti anche se non lo sono. L ‘esito del blitz lo si conoscerà solo dopo che gli inquirenti avranno effettuato le verifiche incrociate tra i registri delle presenze, i cartellini timbrati e le dichiarazioni raccolte tra i dipendenti. Un lavoro articolato che dovrà terminare con una dettagliata relazione da consegnare alla Procura della Repubblica di Sala Consilina, con l’eventuale denuncia degli impiegati che, ieri mattina, non era sul posto di lavoro e fuori dalla sede del distretto sanitario. Una struttura non nuova ai blitz contro l’assenteismo. Nel 2008 l’operazione di controllo portò alla denuncia e poi a processo di oltre 20 dipendenti, per l’80% impiegati degli uffici amministrativi: alcuni sono stati prosciolti perchè hanno giustificato al giudice la loro assenza, per gli altri la causa è ancora davanti al tribunale, che dovrà pronunciarsi nei prossimi mesi. A giorni saranno sentiti gli ultimi testi, poi sarà emessa la sentenza per ciascun imputato.

Antonietta Nicodemo

Agropoli. Uomo trovato morto davanti casa. Mistero sulle cause del decesso.

Giuseppe di Vita è stato trovo morto, riverso in una pozza di sangue, con una profonda ferita alla gola, ieri sera, poco dopo le 20:30 nel giardino della sua abitazione in località Frascinelle a confine tra i comuni di Agropoli e Ogliastro Cilento. Al momento l’ipotesi più accredita sembra essere quella del suicidio, ma non per questo, pare, gli inquirenti escludano altre piste, come quella dell’omicidio. Farebbe propendere verso un gesto volontario, il fatto che, il 53enne originario di Angellara di Vallo della Lucania, già in passato, secondo quanto riferito dai carabinieri, avesse tentato di farla finita con la vita. Dopo l’esame esterno eseguito dal medico legale Adamo Maiese, il Pm del procura cilentana avrebbe disposto l’espletamento dell’esame autoptico. A ritrovare Giuseppe Di Vita ormai esanime un vicino di casa, un altro residente di via Campanina; ha allertato le forze dell’ordine, tant’è che sul luogo in pochi minuti sono giunti i militari della compagnia di Agropoli diretti dal capitano Raffele Annicchiarico e coordinati personalmente sul posto dal colonnello Francesco Merone. Intorno alla mezzanotte la compagna dell’artista cilentano è stata accompagnata in caserma per le deposizioni di routine; gli inquirenti avrebbero anche provveduto ad acquisire alcune cartelle cliniche del Di Vita, relative ad alcuni ricoveri risalenti ad alcune settimane fa e a perlustrare le zone prospicienti all’abitazione teatro della tragedia. Secondo le prime risultanze non vi sarebbero testimoni su quanto accaduto e nessuno avrebbe notato presenze sospette all’esterno dell’abitazione che si trova in una zona molto frequentata a poca distanza dall’area denominata “La Civetta”.”Il giallo, hanno sottolineato gli inquirenti, sarà chiarito completamente nelle prossime ore, anche se propendiamo già verso un insano gesto”. Giuseppe Di Vita aveva seguito le orme della madre, che per una vita si era dedicata all’arte, alla pittura. Una passione che il 53 enne aveva coltivato fin da bambino, da adulto aveva anche organizzato mostre ed esposizioni in tutta la provincia di Salerno.

Roberta Cosentino

 

Sapri. Case popolari: il Tar condanna il comune

A Sapri le case popolari continuano ad essere oggetto di azioni politiche, amministrative e giudiziarie. Il comune in questi giorni è stato condannato dal tribunale amministrativo ad ultimare entro 30 giorni le procedure per lo sgombero delle case illegittimamente occupate al Timpone, accogliendo in questo modo uno dei ricorsi presentati da chi aveva vinto il bando di aggiudicazione nel 2009 e che fino ad oggi non è riuscito a mettere piede nell’appartamento. Per timore che perduri l’inerzia da parte dell’ente locale nell’ultimazione delle procedure di sgombero, il tar ha nominato un commissario ad acta che dovrà affiancare il comune negli adempimenti. Nella stessa sentenza il giudice fissa al 6 marzo l'udienza per trattare la richiesta di risarcimento da parte del cittadino che chiede di poter usufruire dell’alloggio, che gli è stato aggiudicato quattro anni fa. Il sindaco, Giuseppe Del medico, si è già attivato per rispettare quanto richiesto dal Tar.“ Purtroppo –spiega – non sarà semplice, perché tutto questo è il frutto di un'assegnazione illegittima ed impropria, figlia della precedente maggioranza comunale e a cui anche la mia amministrazione non riesce a mettere ordine. Nel 2009 il comune emise un'ordinanza di sgombero ma non si è preoccupata di farla eseguire”. Nel frattempo si avvia a conclusione la procedura per l’aggiudicazione dei sette alloggi in località cantina, che lo scorso anno furono occupate abusivamente e poi fatte sgomerare dalla forza pubblica perchè prive dei servizi essenziali. La commissione ha quasi ultimato di esaminare le 100 candidature e l'ultima parola spetterà all’ Iacp . Sulle due questioni legate alle case popolari intervengono i consiglieri di minoranza: “ capiamo bene – dicono - che è estremamente difficile destreggiarsi tra i bisogni e le legittime aspirazioni delle persone interessate, ma sappiamo anche che non gioverà a nessuno l'assunzione di atteggiamenti palesemente contraddittori, l'aver speculato sulla vicenda in campagna elettorale e il non aver avuto la capacità di determinazione”. “ Mi dispiace – replica il sindaco - che la minoranza usi un disagio che vivono i tanti nostri cittadini per trasformarlo in macelleria sociale. Il rischio è di far esplodere un forte conflitto nel tessuto sociale, a danno chiaramente dei piu deboli. Ho gia sentito il prefetto e nel giro di un mese la procedura per le case occupate abusivamente in località Timpone, sarà ultimata, così come richiesto dal tar".

Antonietta Nicodemo

Camerota. Caso Pozzallo: il sindaco Romano è rinviato a giudizio

Qualche settimana fa l’ordine di reintegro, da parte della Regione Campania, nel patrimonio comunale dei terreni di località Pozzallo, ora il rinvio a giudizio per il sindaco di Camerota Antonio Romano e l’ex primo cittadino Antonio Troccoli, attuale responsabile di servizio del Comune. Entrambi sono accusati di aver diffamato il consigliere Pierpaolo Guzzo e suo padre Giovanni. Il decreto di rinvio a giudizio è stato emesso dal presidente del tribunale vallese Elisabetta Garzo, che attualmente ricopre anche le funzioni di Giudice per le indagini preliminari. Ha ritenuto accoglibili le richieste del pubblico ministero. Secondo il pm, Alfredo Greco, titolare del fascicolo di inchiesta, gli indagati, accusarono ingiustamente i Guzzo di essersi impossessati illecitamente di oltre 20 ettari di terreno comunale, una vasta area che dalle colline si spinge fino al mare. Una vicenda che venne fuori nel corso dell’ ultima tornata elettorale. Romano e Troccoli, secondo l’accusa, colpirono Pierpaolo Guzzo per screditarlo in quanto candidato in una lista avversaria all’attuale amministrazione in carica. Per questo le dichiarazioni dei due politici sono state ritenute dagli inquirenti assolutamente infondate e per questo è stato disposto l’avvio del processo. Entrambi dovranno rispondere di diffamazione in concorso di reato, ma anche di mancato rispetto della chiusura della campagna elettorale. L’udienza preliminare è stata fissata per il 19 marzo 2014.

Roberta Cosentino

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