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Chiesa di San Francesco. Il sindaco di Vibonati non revoca le delibere. "La titolarità non è certa. Il parroco si oppone al dialogo".

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Il sindaco di Vibonati prosegue lungo la sua strada e non revoca le delibere di giunta che concedevano la sacrestia e la chiesa di San Francesco alla Parrocchia di Sant’Antonio.  “Sulla titolarità della cappella non c’è certezza – ha detto il primo cittadino - Se il  presidente del consiglio pastorale è convinto delle conclusioni a cui è giunto il suo legale, anche io sono convinto delle conclusioni a cui è giunto il consulente legale del Comune, l’avvocato Marcello Feola. Per questo avevo chiesto un incontro. Mi ero reso disponibile ad andare in parrocchia perché se ne potesse parlare alla presenza dei rispettivi legali ma il parroco prima ha accettato e poi mi ha diffidato, per la seconda volta”. Insomma, per il primo cittadino, don Martino Romano si sarebbe opposto ad ogni forma di dialogo. “Io rappresento la comunità di Vibonati- ha proseguito Franco Brusco- non posso a cuor leggero fare un atto che è contro l’interesse dell’Ente. Della vicenda ho anche interessato le gerarchie superiori”. Il sindaco infatti avrebbe accennato la cosa al vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro Mons. De Luca e proprio una ventina di giorni fa ha inviato una lettera al presule per chiedere che si facesse carico lui di un incotnro con il rpesidente del consiglio pastorale  ma per il momento non è giunta ancora nesasuna risposta. “Mi accingerò a fare un’ulteriore richiesta al Vescovo e la invierò a Roma – ha detto ancora il sindaco- sto facendo tutto il possibile ma se dall’altra parte non c’è dialogo non posso farci nulla”. Il presidente del consiglio pastorale aveva dato nei giorni scorsi l’aut aut al Comune, chiedendo l’annullamento delle delibere entro Natale, altrimenti avrebbe adito le vie legali.

Daria Scarpitta

Sapri, lavori sul lungomare dopo i crolli. L'ufficio Tecnico condannato a pagare la fattura. Sapridemocratica: "Nuovo debito da pagare. Oltre al danno, la beffa".

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Il responsabile dell’Ufficio tecnico di Sapri è stato condannato al pagamento dei compensi dovuti alla ditta di Caserta, incaricata di effettuare  i lavori di ripristino del lungomare nel 2010.  Il Tribunale di Lagonegro, sezione civile, lo scorso 3 dicembre ha emesso l’ordinanza, dopo il ricorso presentato dalla ditta in questione. La vicenda risale al gennaio 2010 quando, mentre l’impresa stava eseguendo una serie di lavori sulla seconda passeggiata, una forte mareggiata portò al crollo di una parte del lungomare . In quell’occasione il tecnico comunale con somma urgenza incaricò la stessa ditta di eseguire anche i lavori per il ripristino dopo i crolli per oltre 100mila euro.  La Giunta comunale, all’epoca guidata dal sindaco Vito D’Agostino, autorizzò preventivamente l’impegno di spesa ma poi non completò l’iter previsto per la somma urgenza, con il riconoscimento del debito e la firma del contratto d’appalto. La ditta, ultimati i lavori e presentata fattura, non venne pagata e in un primo momento presentò ricorso giudiziario nei confronti del Comune, ma non avendo questo concluso l’iter, l’obbligo di pagamento venne trasferito sul funzionario che aveva commissionato i lavori. Di qui il nuovo ricorso intentato contro il responsabile dell’Ufficio Tecnico che è stato in questi giorni condannato a pagare, oltre le spese di lite, anche l’intero ammontare dei lavori, poco meno di 110mila euro. La somma in questione però potrebbe  venire a pesare sulle casse comunali. Il funzionario infatti ha chiesto al Comune di farsi carico di quanto stabilito dal Giudice nell’ordinanza.  Sapridemocratica  punta dunque il dito sulle responsabilità politiche. “Avremo un nuovo debito da pagare – protesta - per colpa anche della coppia Gentile /Congiusti ( all’epoca dei fatti rispettivamente consigliere delegato al bilancio e assessore) e tutto per i pessimi lavori della seconda passeggiata . Oggi cade a pezzi,  nonostante sia costata oltre un milione di euro presi dalle tasche dei cittadini, a cui dovremmo aggiungere molto probabilmente quelli dell’ultima sentenza . Già nel 2010 denunciammo la poca chiarezza nell’affidamento e nella gestione dei lavori, con l’assenza di controlli sull’operato dei tecnici e dell’impresa  e su come venivano utilizzati i nostri soldi, ma gli amministratori e i tecnici, di allora e di oggi, continuano nel loro scellerato agire”.

 Daria Scarpitta

Centola, maggioranza in bilico. Il Sindaco Stanziola apre all'opposizione e chiarisce: " non mi dimetto " .

 

 
 

Da mesi il gruppo di maggioranza che governa il Comune di Centola-Palinuro va avanti con difficoltà tanto da spingere il Sindaco Carmelo Stanziola a chiedere pubblicamente all’opposizione di condividere la programmazione progettuale della sua amministrazione. Difficile comprendere cosa sia andato in corto. Ma ascoltando le dichiarazioni del primo cittadino si ha la sensazione che le agitazioni in maggioranza siano legate anche al puc  “ che - ha precisato con forza il primo cittadino – non è stato ancora approvato.E’ ancora nella fase di adozione”. Affermazioni fatte appena dopo la chiusura della seduta del consiglio di venerdì scorso. Un intervento fuori programma con il quale Stanziole ha chiarito le sue posizioni  rispetto alle tesi che circolano in paese.

a dato

Stanziola ha colto l’occasione anche per replicare a chi in paese continua ad ipotizzare le sue dimissioni per creare le condizioni necessarie per ricandidarsi  al terzo mandato già alla prossima tornata per le amministrative.

 

 

Fuori dal palazzo la sensazione è che i malumori interni alla maggioranza  siano legati, come sempre accade in questi casi, a interessi privati e non pubblici. Dai chiarimenti fatti dal  Sindaco a margine del Consiglio comunale emerge la sua difficoltà ad andare avanti ma anche la volontà di non scendere a compromessi con chi del suo gruppo avanza richieste  che non condivide. La maggioranza di Stanziona già all’inizio del mandato ha perso un suo consigliere che si è accomodato all’opposizione . E cosi da 8 è scesa a 7 componenti. E oggi uno di loro, più di altri, sarebbe in contrasto con il Sindaco. Se si considera che i consiglieri di minoranza sono 4 è facile comprendere che il governo cittadino si mantiene in precario equilibrio.

 

antonietta nicodemo 

 

 

Centro Sportivo Meridionale. I sindaci replicano ad Esposito: "Non siamo cattivi pagatori. Situazione più complessa". Ma il Presidente non retrocede. "Non si firmano e non hanno proposto alcuna alternativa".

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“Non siamo pessimi pagatori”. I sindaci dei Comuni soci del Centro Sportivo meridionale con una lettera al presidente del Cda e al direttore si ribellano alle dichiarazioni dei giorni scorsi di Vittorio Esposito che aveva comunicato l’approvazione della proposta di messa in liquidazione della struttura sportiva puntando il dito contro il mancato pagamento da decenni delle quote societarie da parte dei Comuni valdianesi. “La vicenda- scrivono in una missiva- si inserisce in un quadro di rapporti politici, giuridici e finanziari ben più articolato e complesso di come invece risulta tracciato dal Consorzio”. Il riferimento probabilmente è all’annosa vicenda che vede da anni contrapposti i pochi Comuni in regola che hanno diritto di voto e quelli esclusi dal voto in Assemblea proprio per le morosità e che chiedono a gran voce la modifica dell’art.12 per poter rientrare nella gestione. Un’empasse che da anni grava sul funzionamento del Consorzio. I sindaci nella missiva fanno presente la necessità e la responsabilità  di gestire i fondi pubblici in maniera oculata e poi aggiungono: “Riteniamo semplicistico far apparire numerosi Comuni come “pessimi pagatori” senza riferire le ragioni sottese alle contestazioni, prima, e al rifiuto di pagamento, poi. Preoccupa in questo momento rassicurare i cittadini del territorio che i servizi connessi allo sport, attualmente gestiti dal Consorzio, dovranno continuare ad essere erogati,  non potendo consentire che un patrimonio significativo in termini sociali ed economici venga liquidato  in modo sommario da chi fino ad oggi lo ha gestito, praticamente in solitudine. Questi Comuni, oggi ingiustamente definiti morosi, manifestano un intento unanime per garantire la continuità del servizio e la tutela del patrimonio, anche attraverso l’adozione di soluzioni innovative di gestione dell’impianto.” Parole che sembrano sbarrare il passo al prosieguo della procedura di liquidazione visto che dopo l’avvio da parte del cda sarà necessario che entro 30 giorni i Comuni associati votino la proposta in consiglio e  dal tenore della missiva non sembrano esservi intenzionati. Ma il presidente Esposito replica: “Dal primo gennaio non darò nemmeno un centesimo alla piscina. Chiuderò gli impianti.  Se non voteranno al procedura entro i termini stabiliti, porterò i libri in tribunale e interverrà il commissario liquidatore per lo scioglimento. Mi devono spiegare quale è il piano alternativo con cui vogliono salvare gli impianti. I sindaci nella loro confusa risposta al mio intervento nell’Assemblea non fanno comprendere una chiara strategia per tenere aperta la piscina. Non si è mai visto che 12 sindaci che scrivono al presidente del cda del Consorzio non si firmano. Non so nemmeno chi ha partecipato alla riunione. Potrebbero essere solo due o tre.”

Daria Scarpitta

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