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Centola, maggioranza in bilico. Il Sindaco Stanziola apre all'opposizione e chiarisce: " non mi dimetto " .

 

 
 

Da mesi il gruppo di maggioranza che governa il Comune di Centola-Palinuro va avanti con difficoltà tanto da spingere il Sindaco Carmelo Stanziola a chiedere pubblicamente all’opposizione di condividere la programmazione progettuale della sua amministrazione. Difficile comprendere cosa sia andato in corto. Ma ascoltando le dichiarazioni del primo cittadino si ha la sensazione che le agitazioni in maggioranza siano legate anche al puc  “ che - ha precisato con forza il primo cittadino – non è stato ancora approvato.E’ ancora nella fase di adozione”. Affermazioni fatte appena dopo la chiusura della seduta del consiglio di venerdì scorso. Un intervento fuori programma con il quale Stanziole ha chiarito le sue posizioni  rispetto alle tesi che circolano in paese.

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Stanziola ha colto l’occasione anche per replicare a chi in paese continua ad ipotizzare le sue dimissioni per creare le condizioni necessarie per ricandidarsi  al terzo mandato già alla prossima tornata per le amministrative.

 

 

Fuori dal palazzo la sensazione è che i malumori interni alla maggioranza  siano legati, come sempre accade in questi casi, a interessi privati e non pubblici. Dai chiarimenti fatti dal  Sindaco a margine del Consiglio comunale emerge la sua difficoltà ad andare avanti ma anche la volontà di non scendere a compromessi con chi del suo gruppo avanza richieste  che non condivide. La maggioranza di Stanziona già all’inizio del mandato ha perso un suo consigliere che si è accomodato all’opposizione . E cosi da 8 è scesa a 7 componenti. E oggi uno di loro, più di altri, sarebbe in contrasto con il Sindaco. Se si considera che i consiglieri di minoranza sono 4 è facile comprendere che il governo cittadino si mantiene in precario equilibrio.

 

antonietta nicodemo 

 

 

Centro Sportivo Meridionale. I sindaci replicano ad Esposito: "Non siamo cattivi pagatori. Situazione più complessa". Ma il Presidente non retrocede. "Non si firmano e non hanno proposto alcuna alternativa".

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“Non siamo pessimi pagatori”. I sindaci dei Comuni soci del Centro Sportivo meridionale con una lettera al presidente del Cda e al direttore si ribellano alle dichiarazioni dei giorni scorsi di Vittorio Esposito che aveva comunicato l’approvazione della proposta di messa in liquidazione della struttura sportiva puntando il dito contro il mancato pagamento da decenni delle quote societarie da parte dei Comuni valdianesi. “La vicenda- scrivono in una missiva- si inserisce in un quadro di rapporti politici, giuridici e finanziari ben più articolato e complesso di come invece risulta tracciato dal Consorzio”. Il riferimento probabilmente è all’annosa vicenda che vede da anni contrapposti i pochi Comuni in regola che hanno diritto di voto e quelli esclusi dal voto in Assemblea proprio per le morosità e che chiedono a gran voce la modifica dell’art.12 per poter rientrare nella gestione. Un’empasse che da anni grava sul funzionamento del Consorzio. I sindaci nella missiva fanno presente la necessità e la responsabilità  di gestire i fondi pubblici in maniera oculata e poi aggiungono: “Riteniamo semplicistico far apparire numerosi Comuni come “pessimi pagatori” senza riferire le ragioni sottese alle contestazioni, prima, e al rifiuto di pagamento, poi. Preoccupa in questo momento rassicurare i cittadini del territorio che i servizi connessi allo sport, attualmente gestiti dal Consorzio, dovranno continuare ad essere erogati,  non potendo consentire che un patrimonio significativo in termini sociali ed economici venga liquidato  in modo sommario da chi fino ad oggi lo ha gestito, praticamente in solitudine. Questi Comuni, oggi ingiustamente definiti morosi, manifestano un intento unanime per garantire la continuità del servizio e la tutela del patrimonio, anche attraverso l’adozione di soluzioni innovative di gestione dell’impianto.” Parole che sembrano sbarrare il passo al prosieguo della procedura di liquidazione visto che dopo l’avvio da parte del cda sarà necessario che entro 30 giorni i Comuni associati votino la proposta in consiglio e  dal tenore della missiva non sembrano esservi intenzionati. Ma il presidente Esposito replica: “Dal primo gennaio non darò nemmeno un centesimo alla piscina. Chiuderò gli impianti.  Se non voteranno al procedura entro i termini stabiliti, porterò i libri in tribunale e interverrà il commissario liquidatore per lo scioglimento. Mi devono spiegare quale è il piano alternativo con cui vogliono salvare gli impianti. I sindaci nella loro confusa risposta al mio intervento nell’Assemblea non fanno comprendere una chiara strategia per tenere aperta la piscina. Non si è mai visto che 12 sindaci che scrivono al presidente del cda del Consorzio non si firmano. Non so nemmeno chi ha partecipato alla riunione. Potrebbero essere solo due o tre.”

Daria Scarpitta

Vibonati, "la chiesa di San Francesco è di proprietà della parrocchia". Don Martino Romano chiede la revoca delle delibere comunali.

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La Chiesa di San Francesco a Vibonati appartiene alla Parrocchia di Sant’Antonio Abate. Ad affermarlo in una lettera al sindaco e ai consiglieri comunali di Vibonati è il presidente del consiglio pastorale Don Martino Romano . Il parroco, nel prendere atto delle determinazioni del consiglio comunale dello scorso 29 luglio con cui la Chiesa veniva donata   , ribadisce la proprietà ecclesiastica del bene, facendo riferimento al parere espresso dall’avvocato Elia Rosciano  dello scorso 2 agosto che contraddice le conclusioni a cui era giunto pochi giorni prima l’avvocato Marcello Feola e sulle quali era fondata la decisione del consiglio comunale. “L’avvocato Rosciano- scrive nella missiva don Martino- ha sancito la piena legittimità  e correttezza dell’attività compiuta dall’allora vescovo di Teggiano-Policastro Mons. Bruno Schettino con l’adozione del decreto del 1989 e quindi la piena ed esclusiva proprietà della Chiesa di San Francesco e delle relative pertinenze alla Parrocchia di Sant’Antonio Abate” . Il fabbricato, che era stato ceduto al Comune dall’amministrazione del fondo per il culto, secondo l’avvocato dunque, è tornato in possesso della Chiesa in base alle leggi 848/1929 e 222/1985che riconoscevano personalità giuridica alle chiese pubbliche aperte al culto e  che stabilivano che le esse dovessero essere consegnate all’autorità eccelesiastiche e che “i Comuni proprietari di immobili ex conventuali rilasciassero senza alcuna indennità la parte immobiliare da destinare a rettoria della Chiesa annessa che fosse stata conservata all’esercizio del culto”. Sulla base di tali conclusioni Don Martino ha chiesto al sindaco e ai consiglieri di Vibonati di revocare le delibere che dispongono la concessione in comodato d’uso prima della sacrestia e poi della Chiesa di San Francesco.

Daria Scarpitta

Ascea, cartello sul lido sotto accusa. Indica bagni per " uomini, gay e donne ".

 

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Un cartello per indicare l’accesso ai bagni con sopra scritto uomo, donna, gay, presso il lido “Uskillà” ad Ascea Marina, ha fatto insorgere Arcigay Salerno, che in un comunicato stampa ha condannato fermamente la scelta del gestore della struttura, considerando il termine gay rappresentativo di un orientamento sessuale e non di un genere. “Non abbiamo capito dove dovrebbero andare ad esempio le donne lesbiche, le persone tran, le persone bisessuali, e tutte le altre categorie di persone che non si riconoscono negli uomini-gay e nelle donne – ha dichiarato il presidente di Arcygay Francesco Napoli – Questo ci induce a pensare che siamo di fronte a un uso improprio, offensivo, probabilmente giustificato dalla goliardia, e irrispettoso delle categorie di genere e di orientamento sessuale. L’auspicio – continua il Presidente Napoli è l’immediata rimozione del cartello. Se hanno bisogno di una mano per scrivere le frecce per i bagni, possono semplicemente scrivere ‘bagni’”. Non si è fatta attendere la risposta da parte della proprietà del lido. “Volevano far sapere, in modo non offensivo che il bagno, essendo singolo, era aperto a tutto. Arcigay se vuole può comunicarci qual è la formula giusta, di certo non volevamo offendere nessuno”. In serata il cartello è stato poi rimosso.   

Maria Emilia Cobucci 

 

 

 

 

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