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Istituito l'Osservatorio sul patrimonio culturale immateriale campano. Il prof. Persico tra gli esperti.

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La Regione Campania prosegue nel suo intento di tutelare e promuovere il patrimonio culturale immateriale, seguendo le direttive contenute nella Convenzione Unesco. Dopo l’istituzione dell’apposito Inventario con l’avviso perché anche dal territorio arrivino  entro il prossimo 31 dicembre candidature  di pratiche, tradizioni e saper fare campani, è stato costituito l’Osservatorio permanente per il Patrimonio culturale immateriale della Campania, che, che punta a proteggere dall’estinzione la cultura campana e a proiettarla in un discorso globale. Con il decreto 35 dello scorso 5 Ottobre il presidente del Consiglio regionale ha provveduto a nominare, sulla base dei curricula arrivati, i tre esperti che comporranno l’organismo. Tra di essi è stato scelto il prof. Pasquale Persico, vecchia conoscenza del territorio cilentano, esperto di economia dei beni culturali e da sempre impegnato in progetti futuristici nel settore . Accanto a lui faranno parte dell’Osservatorio come esperti, il dott. Lorenzo Calò, 46 anni di Nola e la dott.ssa Raffaelle Ciaravola, 27 anni di Pompei. Completano l’organismo il Presidente del consiglio regionale o un consigliere regionale suo delegato, il Presidente della commissione consiliare competente in materia e il dirigente della struttura amministrativa regionale competente nel settore.  L’Osservatorio si occuperà di gestione e valorizzazione del patrimonio culturale immateriale  campano vigilando sulle richieste di riconoscimento, aggiornando l’inventario, contribuendo a tenere alta l’attenzione  e dunque a promuovere tutte quelle pratiche immateriali che identificano il popolo campano agli occhi di se stesso e del mondo. “Sono contento di questo ruolo e di poter avviare questo lavoro di ricerca– ha detto il prof. Persico – Siamo all’anno zero. E’ tutto da impostare, definendo un lemmario delle cose importanti ed evitando che l’operazione si trasformi in un elenco di sagre e di santi. Il patrimonio culturale immateriale non va ridotto a folklore ma proiettato in una rete più ampia perché non si chiuda nei confini ristretti di un luogo ma si apra a contesti globali.”.

Daria Scarpitta

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