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San Giovanni a piro. A giudizio il responsabile dell'ufficio tecnico del comune

Nuovi grattacapi giudiziari per il responsabile dell’ufficio tecnico del comune di San Giovanni a Piro. Sull’architetto Raffaele Laino piove una nuova richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio. L’udienza preliminare è stata fissata al 26 giugno davanti al giudice Elisabetta Garzo del tribunale di Vallo della Lucania. Secondo gli inquirenti il dipendente comunale ha omesso volontariamente di adottare l’ordinanza di demolizione di alcune strutture abusive in località Cerreto a San Giovanni a Piro capoluogo. Si tratta di un fabbricato di proprietà di Fortunato Beati, papà dell’assessore comunale all urbanistica Flavio Beati. A porre in evidenza il rapporto di parentela tra i due è il Pubblico Ministero nella richiesta di rinvio a giudizio. “Laino – spiega il Pm Valeria Palmieri – ne era a conoscenza perché gli era stato comunicato dalla locale stazione dei carabinieri. Non ordinando la demolizione della struttura ha procurato intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale a Fortunato Beati che in tal modo ha conservato la proprietà delle opere abusive”. Il fabbricato finito sotto inchiesta è stato realizzato in una zona panoramica e, secondo gli inquirenti, sarebbe priva delle autorizzazioni necessarie. Per questa ragione ne fu disposto il sequestro a cui sarebbe dovuta seguire l’ ordinanza di abbattimento firmata dal responsabile dell’ufficio tecnico e che l’architetto Laino non ha mai emesso. Non è la prima volta che il noto professionista si trova a fare i conti con la giustizia. In più inchieste condotte nel comune di San Giovanni a Piro si è ritrovato iscritto nel registro degli indagati per abuso d’ufficio e recentemente anche per turbativa d’asta, per fatti legati a presunti appalti truccati. “Anche per quanto riguarda la vicenda sul fabbricato di Fortunato Beati siamo solo nella fase preliminare. Sono convinto – afferma fiducioso l’avvocato Rocco Colicigno – che anche in questo caso Laino ne uscirà indenne. Fino ad oggi sono almeno sei i casi in cui la fase preliminare è terminata con una sentenza di proscioglimento per il mio assistito”.

Antonietta Nicodemo

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