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DIANO, PROCESSO CHERNOBYL. IL VALLO DI DIANO CHIEDE I CAROTAGGI.

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Il 28 marzo si attende la sentenza sul caso Chernobyl ma il Vallo di Diano spera in una svolta: una perizia che possa finalmente chiarire che cosa è stato immesso nei 4 terreni di Teggiano, San Rufo, Sant’Arsenio e San Pietro al centro dell’inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti partita dalla procura di Santa Maria Capua Vetere più di dieci anni fa e che ora rischia di chiudersi con un nulla di fatto tra prescrizioni e assoluzioni. Le speranze sono tutte concentrate sulla richiesta avanzata, subito dopo le conclusioni, del pm dall’avvocato Antonello Rivellese che rappresenta il Comune di Sala Consilina, costituitosi parte civile. “Quei terreni sono ad oggi ancora sotto sequestro- ha detto- ci sono tutte le condizioni perché si effettuino dei carotaggi e delle analisi per chiarire cosa è avvenuto. E’ lo stesso Arpac a sollecitarlo”. La richiesta di Rivellese , infatti, si fonda sulle relazioni che l’Agenzia regionale per la protezione ambientale presentò sin dagli inizi dell’inchiesta e che erano nel fascicolo della Procura di Santa Maria Capua Vetere. In esse l’Arpac, sulla base del prelievo superficiale compiuto,  definiva  i rifiuti interrati come speciali ma non pericolosi, tuttavia ammetteva che nei terreni c’erano dei parametri difformi rispetto a quelli previsti per legge e dunque concludeva che qualora i terreni erano destinati a uso residenziale o a verde pubblico o privato avrebbero dovuto essere sottoposti ad ulteriori approfondimenti nel sottosuolo. “ I Noe- aggiunge Rivellese- quando sono stati sentiti hanno detto di essersi rifatti a queste relazioni.  I carotaggi, dunque, ad oggi non sono mai stati compiuti. Abbiamo chiesto che vengano fatti . Ci opponiamo a che la vicenda si chiuda come richiesto dal pm”.  La risposta arriverà il prossimo 28 marzo. Le parti civili valdianesi continuano a chiedere la verità su questo maxiprocesso con 38 imputati , che rischia di finire in un nulla di fatto, lasciando che quei terreni, su cui ancora non è chiaro cosa sia stato sversato e con quali conseguenze, tornino ad essere utilizzati come se nulla fosse accaduto. La risposta arriverà il prossimo 28 marzo.

 

 DARIA SCARPITTA 

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