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PROCESSO CHERNOBYL. IL PM CHIEDE L'ASSOLUZIONE PER IL DISASTRO AMBIENTALE. PRESCRITTI GLI ALTRI REATI.

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Le premesse c’erano già tutte nell’udienza di qualche settimana fa , come denunciato dal responsabile del Codacons del Vallo di Diano, Roberto De Luca. Il processo Chernobyl, sullo smaltimento illegale dei rifiuti che ha coinvolto anche terreni del Vallo di Diano, si avvia inesorabile verso un nulla di fatto. Nella giornata di mercoledì si è svolta una nuova udienza presso il Tribunale di Salerno. Il Pm, nelle battute finali di questa vicenda trascinatasi per circa 12 anni, ha pronunciato la sua requisitoria chiedendo per tutti e 38 gli imputati l’assoluzione, perché il fatto non sussite, per il reato di disastro ambientale, l’unico realmente rimasto in piedi, e la prescrizione su tutti gli altri capi di imputazione. Sulla richiesta deciderà ora il Tribunale salernitano il prossimo 7 marzo quando pronuncerà la sentenza sulla questione. Lo slittamento della data finale del processo a marzo si è reso necessario per consentire l’acquisizione del certificato di morte di uno degli imputati, ovviamente sciolto da ogni accusa per il decesso intervenuto a vicenda giudiziaria in corso. A condizionare quest’andamento del processo, partito da un’inchiesta avviata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nel 2006, sono stati i numerosi rinvii per difetti di notifica e altri cavilli che hanno portato progressivamente alla cancellazione dei reati per avvenuta prescrizione. A tutto ciò si aggiunge il colpo di grazia dato all’unico reato rimasto in piedi dalla testimonianza resa del Maresciallo del NOE di Caserta che prese parte alle indagini nel corso della precedente udienza. Il militare in quella sede avrebbe parlato di rifiuti speciali non pericolosi, sollevando le perplessità del Codacons costituitosi parte civile , in quanto proprio nelle carte iniziali della Procura si era parlato di fanghi tossici. Le sue affermazioni, però, hanno riaperto la questione, facendo cadere il reato di disastro ambientale, trattandosi di rifiuti non pericolosi e quindi non in grado di causare un così grave danno per l’ambiente. Alla base di tutta l’operazione Chernobyl che portò ad indagare imprenditori, gestori di impianti di smaltimento, autotrasportatori e proprietari di terreni, la scoperta di un traffico e un conseguente smaltimento illecito di rifiuti che furono gettati, anche in alcuni fondi agricoli nelle province di Salerno, Benevento e Avellino. Tra i terreni interessati, alcuni ubicati nel Vallo di Diano, su cui, nonostante i solleciti, non ci sono mai stati interventi diretti di controllo e bonifica da parte delle amministrazioni locali.

Daria Scarpitta

 

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