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Ametrano incompatibile, grillini non rispettano il termine di notifica e perdono anche in Appello. Dovranno pagare 10 mila euro di spese.

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Anche la Corte d’Appello di Salerno ha respinto il ricorso dei 5stelle sulla incompatibilità di Marcello Ametrano, che all’epoca dei fatti ricopriva sia il ruolo di consigliere comunale a Vallo della Lucania che di presidente della Yele, partecipata del Comune.  I grillini avviarono il procedimento dinanzi al Tribunale di Vallo che già nell’aprile 2017 dichiarò improcedibile il ricorso. Poi la nuova istanza presentata alla Corte d’Appello di Salerno perché venisse accertata l’incompatibilità  e pronunciata la decadenza dall’incarico di consigliere, pur se nel frattempo Ametrano si era dimesso dalla presidenza della Yele. Il collegio giudicante di Salerno, però, ha ritenuto l’appello infondato per la stessa eccezione sollevata già in primo grado dalla difesa di Ametrano, ossia perché il ricorso violava il termine perentorio di notifica.Si aggrava la posizione dei 5 stelle Lentini, Guzzo e Ruocco . Dovranno ora pagare le spese di primo e secondo grado, ammontanti a circa 10 mila euro.

Stazione elettrica, per la prima volta la Regione al Tar del Lazio al fianco del Comune di Montesano.

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Per la prima volta la Regione Campania si è presentata dinanzi al Tar del Lazio con il suo avvocato al fianco del Comune di Montesano sulla Marcellana  sull’annosa vicenda Terna. Per la prima volta in questi lunghi anni di battaglie giudiziarie e sul campo ha sostenuto dinanzi al tribunale le tesi che da tempo il Comune porta avanti, ossia che tutta la pratica del colosso energetico per realizzare una sottostazione elettrica sul territorio di Montesano manca di VIA; la Valutazione di Impatto Ambientale. Mercoledì dunque si è svolta l’udienza presso l’organo amministrativo nell’ambito di quel procedimento che raggruppa un po’ tutti quelli sostenuti fino ad oggi dal Comune per opporsi al progetto di Terna e che vede il Tar entrare finalmente nel merito della vicenda. Ora bisognerà attendere i tempi necessari per conoscere le decisioni del Tribunale ma il sindaco Giuseppe Rinaldi è ottimista: “Ce ne torniamo con una sensazione positiva. – ha detto – Abbiamo chiesto e ottenuto dal giudice di produrre tutta la documentazione in nostro possesso che dimostra, come già più volte fatto,  la carenza di Via. Siamo riusciti dopo un lungo lavoro con gli uffici preposti ad ottenere la presenza della Regione Campania durante l’udienza. Tutto questo ci rende fiduciosi”.  Proprio questo imminente appuntamento giudiziario aveva reso sospettoso il primo cittadino in merito alla decisione improvvisa espressa da Terna in questi giorni di delocalizzare il progetto. Poche parole quelle arrivate dalla società, nessuna specificazione su dove, come e quando realizzare la nuova sottostazione e questo ad un solo giorno dall’udienza al Tar. Di qui il muro alzato dal sindaco: “Abbiamo ritenuto la proposta troppo frettolosa, intempestiva ed inopportuna. Tante e troppe volte Terna ha detto no, oggi noi diciamo no!Attendiamo la pronuncia giudiziaria: per la prima volta la giustizia entra nel merito della carenza di Via e può dimostrare se quanto da noi asserito in tutti questi anni aveva ragion d’essere. Ascolteremo tutti, ma ora è il momento della Giustizia. Crediamo ancora che la vera Giustizia debba decidere se Montesano, a prescindere dal sito, dovrà pagare il prezzo di un’opera mai voluta!”

Daria Scarpitta

Omicidio Vassallo, accusato di diffamazione dai Carabinieri. Assolto dal Tribunale il fratello del Sindaco assassinato.

 

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Pubblico Ministero aveva  chiesto per Dario Vassallo un anno e due mesi di reclusione per diffamazione i Giudici lo hanno assolto perché il fatto non  sussiste. La sentenza di prima grado è stata emessa  dal Tribunale di Vallo della Lucania al termine del processo partito  dalla denuncia di otto Carabinieri che nel 2010 prestavano servizio a Pollica e  che si sentirono diffamati da una frase pronunciate dall’imputato alcuni giorni dopo l’assassinio del fratello Angelo, Sindaco di Pollica. “ Mio fratello era solo. Mi aveva confidato che  i Carabinieri del posto erano una nullità”, questa la  dichiarazione rilasciata alla stampa e che, secondo l’accusa, avrebbe offeso la reputazione dei militari. Oggi la sentenza di assoluzione. “ Questa sentenza – spiega Dario – è solo uno dei anti e innumerevoli problemi che durane questi lunghi otto anni io e  mio fratello Massimo abbiamo affrontato. A me risulta alquanto particolare che Carabinieri della caserma di Pollica mi abbiamo querelato per cose da me dette dopo due giorni dall’uccisione di Angelo, che a questa prima querela siano seguite altre quatro, da parte di Carabinieri che lavoravano a Pollica nei giorni dell’uccisione di Angelo o che soggiornavano in quei giorni ad Acciaroli o solo perché originari di Pollica. A me risulta strano – continua Dario – che la Procura di Vallo abbia dato seguito a tale querela. Quando da ragazzo facevo il pescatore con mio padre e i mieri fratelli, la cosa più noiosa era l’attesa. Ho imparato ad apprezzare anche questo momento, lungo otto anni” . Poi Dario avvisa tutti “ siamo solo all’inizio. La storia non si può arrestare “ .

 

Antonietta Nicodemo

Sapri, posta al macero. il Gip archivia il procedimento. L' avvocato Avallone " I 13 indagati non sono i responsabili del disservizio" .

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“ Se la posta arrivava in ritardo non è colpa dei dipendenti del centro smistamento dell’ufficio postale di Sapri”. Il Gip presso il Tribunale di Lagonegro con l’ordinanza del 10 ottobre scorso ha archiviato il procedimento giudiziario contro le  13 persone  che dal gennaio del 2015 erano indagate per interruzione di servizio e falso. Termina così una vicenda giudiziaria che all’epoca dei fatti fece discutere l’opinione pubblica e richiamò anche l’attenzione della stampa e delle tv nazionali. Per mesi interi la corrispondenza non veniva recapita a Sapri e nei Comuni limitrofi creando enormi disagi agli utenti. Nel corso del blitz dei Carabinieri furono rinvenuti cumuli di posta accantonata in scatoloni, corridoi, terrazzi e anche nelle auto. Una grossa quantità era stata mandata al macero. Tutta corrispondenza che doveva essere consegnata ma che era rimasta negli uffici depositata. Sotto inchiesta finirono postini e responsabili del servizio smistamento.  Tredici dipendenti che secondo il Gip non hanno alcuna responsabilità su quanto accaduto. Nell’ordinanza di archiviazione il Giudice Mariano Sorrentino chiarisce che “ i fatti da cui trae origine la vicenda sono ascrivibili a disservizi temporanei dell’Ufficio Postale di Sapri complessivamente connessi – si legge nel provvedimento – alla carenza di personale, alla mole di lavoro, a disfunzioni organizzative ed anche a dissidi interni, piuttosto che alla delibera volontà degli indagati, nelle rispettive qualità, di non assicurare il servizio di consegna della corrispondenza”. Il caso è chiuso e gli indagati non saranno processati.

 

Antonietta Nicodemo 

 

 

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