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Diano, patto con i clan per lucrare sul mercato degli idrocarburi.37 arrestati, anche un carabiniere di Polla trasferito a Napoli. Ecco i dettagli.

 

 Camorra e carburanti, benzina agricola nelle pompe bianche: 37 arresti

 Questa mattina la Guardia di Finanza di Salerno e il Nucleo Di Polizia Economico-Finanziaria di Taranto su delega delle Direzioni Distrettuali Antimafia di Potenza e Lecce con oltre 410 uomini hanno dato esecuzione a due ordinanze applicative di misure cautelari nei confronti di 45 persone ( 26 finite in carcere, 11 ai domiciliari, 6 destinatarie di divieto di dimora e due appartenenti al Corpo sottoposte a  sospensione dall’esercizio delle rispettive funzioni per la durata di sei mesi). Sono indiziate dei reati di associazione mafiosa, associazione a delinquere finalizzata alla commissione di frodi in materia di accise ed IVA sugli olii minerali, intestazione fittizia di beni e società, riciclaggio, autoriciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita. Le indagini hanno fatto emergere l’infiltrazione del clan dei Casalesi e del Clan Cicala , attraverso dei gruppi criminali ad essi connessi, nei Distretti di Lecce e Potenza, nella Provincia di Taranto e nel Vallo di Diano nell’ambito di un  contrabbando di idrocarburi di proporzioni gigantesche. Sfruttando le maglie di una normativa che puntava ad incentivare le attività agricole, clan e imprenditori vendevano ingentissime quantità di carburante per uso agricolo, che beneficia di particolari agevolazioni fiscali, a soggetti che poi lo immettevano nel normale mercato per autotrazione, assai spesso utilizzando le cd ‘pompe bianche’, evadendo Iva e accise e
frodando lo Stato. Nel tarantino operava Michele Cicala . Il suo gruppo criminale, è  emerso, si era alleato con l’altro, operante nel Vallo di Diano e tra Campania e Basilicata . Con la clonazione di alcuni documenti riuscivano a fatturare fittiziamente la vendita del carburante per uso agricolo a ignari, imprenditori agricoli, mentre i realtà il prodotto veniva venduto in nero a operatori economici che lo immettevano fraudolentemente nel mercato per autotrazione con guadagni di circa il 50% sul costo effettivo di ogni litro di benzina e nafta venduti. Inoltre, attraverso meccanismi informatici, ingannavano il sistema telematico dell’Agenzia delle Entrate, che non era in grado di consegnare la fattura elettronica all’ agricoltore apparente destinatario del carburante che, quindi, rimaneva inconsapevole della finta operazione di vendita effettuata utilizzando il suo nominativo. I camion agivano in modo da simulare lo scarico del finto prodotto  agricolo  e il carico del gasolio per autotrazione sostando a favore di telecamere. In caso di controlli da parte delle forze dell’ordine  l’autista del mezzo era  pronto ad azionare un apposito congegno per iniettare del colorante nel gasolio visto che  il carburante agricolo ha una colorazione diversa  da quello per autotrazione .Se arrivava a destinazione senza controlli la documentazione veniva strappata e l’operazione non registrata completando così la vendita in nero. L’illecita attività ha fruttato rilevantissimi profitti, quantificati in circa € 30.000.000 ogni anno.

Daria Scarpitta 

 

 

 

 

 

 

Patto con i clan criminali per lucrare sul mercato degli idrocarburi. Nel mirino dell’Antimafia la società Carburanti Petrullo di San Rufo e il suo titolare Massimo Petrullo. Sono loro ad essere definiti dagli inquirenti il canale privilegiato attraverso cui la criminalità si è infiltrata nel tessuto economico-sociale del Vallo di Diano. Le società di carburanti del Gruppo Petrullo sono subito  balzate all’attenzione delle forze dell’ordine, per l’inspiegabile aumento dei fatturati e degli investimenti nel giro di pochi anni . E’ emerso così che il boom era coinciso  con l’ingresso nelle compagni societarie di Petrullo, quali soci e gestori di fatto, della nota famiglia casertana dei Diana, che aveva investito nell’impresa, in forma occulta, capitali provenienti molto probabilmente da pregresse attività illecite, specie nel settore del traffico di rifiuti. I Diana erano stati già inquisiti infatti per aver avvelenato la propria terra d’origine con il traffico di rifiuti e per i legami con i Casalesi. Nel 2015 ci sarebbero stati i primi contatti tra Petrullo e i Diana ed i rapporti commerciali tra questi ed aziende del casertano e poi quelli stabili con le aziende riferibili al clan mafioso tarantino. Alla fine del 2017 scattò  una verifica fiscale sulla Petrullo, poi dall’inizio del 2019 sono state eseguite una serie di attività tecniche da parte dell’Antimafia che hanno condotto in 14 mesi a contestare oltre ai reati di contrabbando, frodi all’IVA, estorsioni e truffe, anche quello di associazione a delinquere aggravata dalla finalità di agevolare il clan dei Casalesi, attraverso la penetrazione nel Vallo di Diano ancora immune da tale fenomeno di una imprenditoria criminale apripista del sodalizio mafioso. I capitali illeciti delel attività compiute  venivano  reimpiegati nell’acquisizione di beni immobili e quote societarie, tanto che la famiglia Diana erano riusciti ad affermarsi gradualmente come player commerciale di riferimento nella compravendita illegale di idrocarburi nel Vallo di Diano, alterando pertanto le dinamiche del libero. Petrullo,però,  resosi conto di aver quasi completamente perso la concreta gestione della propria società (ormai di fatto in mano ai Diana), aveva tentato di accordarsi ln segreto con i tarantini. Di qqui le fibrillazioni tra i due clan , sfociate anche nel tentativo di assoldare un killer per uccidere Raffaele Diana, proposito poi  archiviato epr evitare di di sollevare eccessve attenzioni sulle attività illecite perpetrate estrwmabente lucrose per mabo le parti. Nella vicenda si inseriscono una serie di episodi, come la gara irregolare per la fonritutra di carburanti al Cosorzio di Bonifica del Tirreno Cosentino  e vicede qcome quella del carabinere infedele, di Polla e in servizio presso la comapgnia di sala consilina fino al 2018, quando venne trasferito a Napoli in incarico non operativo. Il militare, finito ora agli arresti , faceva da informatore su eventuali indagfini in corso in cambio di svariate taniche di gasolio poi vendute a terzi.

 Daria Scarpitta 

 

 

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