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Ascea, si tolse la vita. Sotto processo il padre e il fratello.

 

 

 

C’è molto di più dietro la morte Jessica Sacco, la 22 enne di Ascea che si lanciò lanciata dal balcone di casa  il 15 marzo del 2015. Giovedì presso la Corte d’Assise di Salerno si è aperto il processo a carico del padre e del fratello della ragazza, Luigi e Stefano Sacco, accusati di maltrattamenti  in famiglia aggravati dall’evento della morte. Sin da subito erano emersi nella vicenda alcuni particolari che avevano fatto pensare ad aspetti più complessi. La Procura di Vallo della Lucania tratteggiò una situazione non facile causata dal fatto che i parenti di Jessica non vedevano di buon occhio il fidanzamento della ragazza con un giovane di Mandia, dove i Sacco gestivano un bar. Una posizione che aveva portato più volte allo scontro in famiglia, con Jessica, secondo alcune testimonianze, sottoposta a maltrattamenti anche fisici. E proprio quella terribile domenica ci fu un’ennesima lite scattata dinanzi al bar di famiglia tra il fidanzato e il fratello di Jessica, poi degenerata fino alle mani con l’intervento del padre e lo schieramento anche di altri parenti secondo le testimonianze. Pare che Jessica venne costretta con la forza a rientrare in casa e mentre di sotto nel bar proseguiva l’alterco, la ragazza si lasciò cadere di sotto dinanzi agli occhi dei suoi familiari. Immediati furono i soccorsi. Jessica venne trasferita all’ospedale di Vallo della Lucania , ma proprio al San Luca il suo cuore cessò di battere. Tutti in paese sapevano di questo amore contrastato con Jessica dilaniata tra due fuochi. I familiari della ragazza hanno sempre imputato al fidanzato ciò che accade quella sera e furono loro a spingere le indagini per fare chiarezza su eventuali ferite presenti sul corpo della giovane, oltre a quelle dovute alla caduta.  Le due opposte versioni sono ora al vaglio dei giudici che dovranno appurare se questa bella e moderna ragazza sia stata in qualche modo vittima di una storia vecchia quanto il mondo e per colpa di chi. Giovedì in aula sono stati sentiti i primi testimoni: i carabinieri della stazione di Ascea che intervennero e tre amiche della ragazza che avrebbero raccontato cosa avvenne quella sera. La prossima udienza si svolgerà ad ottobre quando verrà sentito il fidanzato della giovane. Poi si passerà all’ascolto dei numerosi testimoni della famiglia Sacco.

 

daria scarpitta 

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