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Corruzione e appalti truccati a Camerota. In carcere l'ex sindaco Romano, ai domiciliari Antonio e Ciro Troccoli. Misure cautelari per 12 persone.

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Ancora un blitz all’alba. Ancora reati di colletti bianchi. Ancora nel Cilento quella commistione  di imprenditori, amministratori e funzionari comunali  per  gestire la cosa pubblica seguendo gli interessi privati.  La Procura di Vallo della Lucania ha messo la firma ad un’altra inchiesta su corruzione, appalti truccati, assunzioni sospette e favori. Questa volta a tremare il Comune di Camerota, e in particolare la precedente amministrazione. I Carabinieri della Compagnia di Sapri agli ordini del capitano Matteo Calcagnile con la collaborazione dei militari della Stazione di Camerota, diretta dal comandante Carelli, hanno dato esecuzione stamane a 12 misure cautelari ed eseguito 19 perquisizioni domiciliari. In carcere sono finiti l’ex sindaco di Camerota Antonio Romano, l’ex vicesindaco Fernando Cammarano e l’ex amministratore Rosario Abbate. Ai domiciliari invece un  altro ex sindaco Antonio Troccoli, poi capostaff al Comune, suo figlio Ciro, ex amministratore di Camerota e Michele Del Duca, ex vicesindaco e ginecologo dell’ospedale di Vallo della Lucania. Questi ultimi due misero fine anticipatamente alla esperienza amministrativa  di Romano, accodandosi alla minoranza nel sottoscrivere la mozione di sfiducia nel marzo 2017. A finire nei guai anche Antonietta Coraggio, attuale vicesindaco di Vallo della Lucania, Giancarlo Saggiomo, Vincenzo Bovi Lorenzo Calicchio , Mauro Esposito, Vincenzo Del Duca. Per loro è stato  imposto il divieto di dimora a Camerota e l’interdizione dai pubblici uffici. 38 i capi di imputazione che vanno dalla corruzione all’abuso d’ufficio, dal peculato al falso in atto pubblico, dagli appalti truccati alla distrazione di denaro. L’indagine, partita circa un anno fa, prende le mosse da un accertamento  circa l’appropriazione dei proventi della Tosap, la tassa per l’occupazione di suolo pubblico, e fa riferimento al periodo 2012-2017 e alla relativa amministrazione comunale, concentrandosi in particolare sul 2016. Con intercettazioni telefoniche e ambientali e poi con un’operazione di riscontro sugli incartamenti presenti negli uffici comunali, è emersa l’esistenza di un “collaudato sistema criminale”, basato su logiche affaristiche e clientelari, funzionale alla spartizione illecita degli appalti a favore degli imprenditori amici. Il procuratore Ricci ha parlato di una vera e propria struttura associativa , in grado di  perseguire i propri fini illeciti attraverso l’apparato amministrativo.Si parla di peculato, per cui venivano rilasaciate anche "regolari ricevute", assunzioni che sfruttavano le difficoltà occupazionali dell’area e portavano a creare occasioni di lavoro non per tutti ma solo per alcuni,  e non per merito, al massimo per il numero di voti garantito. E poi ancora  spartizione di gare d’appalto a società riferibili agli  stessi amministratori o a soggetti compiacenti o a loro vicini  . Un modus operandi omogeneo e portato avanti per un apprezzabile lasso di tempo, che si sviluppava in particolare sotto le direttive di Romano e Troccoli con l’apporto degli altri. La gestione della cosa pubblica era “Un  affare per pochi amici”, scrive la P.G. che ha indagato, ed in effetti  quella che emerge è la continua evasione delle regole, tanto da far dire agli inquirenti che a fino al dicembre 2016 non ha trovato alcuna applicazione il codice degli appalti. In cambio delle gare pilotate,  gli imprenditori fornivano agli amministratori o la classica mazzetta, con  somme di diverse migliaia di euro, o assunzioni presso le proprie aziende di personale indicato dagli amministratori, o ancora lavori edili privati in maniera gratuita, pass per parcheggi e ormeggi gratuiti durante l’estate.  Le persone parte del sodalizio finivano per occupare i ruoli chiave  all’interno del Comune di Camerota e delle sue società partecipate. Infine nel corso delle indagini sono emerse anche, grazie all’ausilio della Ragioneria di Stato,  atti di falsificazione del bilancio comunale , come ad esempio le false attestazioni sul rispetto del patto di stabilità,  dal 2012 al 2015, la falsa riduzione delle spese correnti, e le fatture false per coprire ex post buchi in bilancio.

Daria Scarpitta

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