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Sri Lanka, la testimonianza della cilentana Giusy Bortone, scampata all'inferno degli attacchi terroristici.

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La sua testimonianza è rimbombata nei tg nazionali, emblema dei turisti italiani finiti nell’inferno dello Sri Lanka,  ed è scattata l’apprensione nel Cilento per le sorti di Giusy Bortone,  medico 35enne originaria di Camerota e figlia dell’ex sindaco Domenico Bortone. Lei ,che da anni vive e lavora a Parma, a Colombo, capitale dello Sri Lanka, era arrivata alle 10 di domenica mattina, proprio subito dopo gli attacchi terroristici in chiese ed hotel che hanno provocato 320 morti e oltre 500 feriti. Questa vacanza in concomitanza con la Pasqua le era stata regalata dal fidanzato Federico ma si è ben presto trasformata in un incubo. “Siamo arrivati alle 10 – ha raccontato il medico cilentano all’Ansa - e mentre stavamo ritirando i bagagli un ragazzo ci ha informato delle esplosioni.   Quando siamo arrivati all’aeroporto di Colombo non si respirava aria di terrore. Eravamo tutti tranquilli. Però le immagini che abbiamo iniziato a vedere nei tg sono state a dir poco terrificanti. E solo allora abbiamo capito la gravità della situazione. Una volta arrivati in albergo, non siamo praticamente più usciti.” Dalla tv infatti hanno annunciato il coprifuoco  e la Bortone con il compagno sono rimasti senza mangiare per tutto il giorno chiusi all’interno dell’albergo, tra l’altro distante solo qualche centinaio di metri da quello preso di mira dall’attentato . Secondo il loro programma di viaggio avrebbero dovuto poi prendere un treno panoramico diretti a Sud ma solo ieri mattina sono riusciti ad allontanarsi con un passaggio privato e a raggiungere Dambulla, un’area più periferica a 140 km dalla capitale. “Il viaggio è durato oltre quattro ore – ha raccontato ancora la Bortone - ma non abbiamo trovato posti di blocco o particolari controlli. La gente del posto, nonostante tutto, sembra tranquilla. Si respira un'atmosfera irreale tra quello che accade e la percezione che si ha della vicenda. Ancora non sappiamo se proseguire il viaggio o ritornare in Italia. Per ora rimaniamo a Dambulla. Soprattutto perché tornare ora in Italia vorrebbe dire tornare a Colombo e la Farnesina ci ha allertato su possibili ritardi e disordini in aeroporto. E poi – ha concluso-  avrei paura di tornare ora in quelle zone.” In queste ore in tantissimi a Camerota e nel Cilento hanno cercato di informarsi presso i familiari sulle sorti di Giusy. La dottoressa ieri, nonostante le difficoltà di comunicazione nello Sri Lanka, è riuscita a parlare con il padre e a tranquillizzarlo. Tutti qui non vedono l’ora che rientri in Italia.

Daria Scarpitta

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