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Santa Marina. Restano sotto sequestro i beni immobili contesi con la Comunità Montana. Il Tribunale ha rigettato il reclamo del Comune .

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Rigettato il ricorso del Comune di Santa Marina contro il sequestro  giudiziario dei beni immobili  al centro della contesa con la Comunità Montana Bussento Lambro e Mingardo. Il Tribunale di Lagonegro ha ritenuto il reclamo, presentato dall’ente guidato dal sindaco Giovanni Fortunato,  infondato, accogliendo le argomentazioni dell’ente montano. Nel dicembre scorso era stata sequestrata una lunga serie di beni a Policastro, nelle aree Pip di  loc. Hangar e Fratta, compreso l’ex centro artigianale e l’ex impianto di itticoltura. E questo dopo che la Comunità Montana aveva chiesto l’intervento del Tribunale temendo che i lotti, al cui proprietà doveva ancora essere definiti,   finissero per disperdersi vista anche  l’azione di vendita e dismissione degli stessi messa in campo dal Comune di Santa Marina. Di fronte al sequestro deciso dal giudice, l’ente comunale aveva, però,  deciso di presentare reclamo, un reclamo che questa mattina è stato rigettato. Secondo il Tribunale, infatti, il diritto di proprietà non è chiaramente in capo al Comune, come da questi sostenuto, avendo la Comunità Montana indicato con atti l’acquisto degli immobili dal Comune negli anni ‘90, e dunque piedi la querelle sulla proprietà è da definire nel giudizio ancora in corso. Inoltre, l’autorità giudiziaria ha  definito come concreto  il rischio, evidenziato dalla Comunità Montana, che i beni, in attesa del procedimento sul diritto di proprietà, possano deteriorarsi, alterarsi, essere sottratti  o occultati, “avendo il Comune– si legge nella decisione del Tribunale - anche proceduto alla dismissione di parte del compendio sotto sequestro, aggravando il pericolo di dispersione già sussistente”. In ultimo, il tribunale ha giudicato opportuno anche il sequestro dei canoni concessori già incassati dal Comune  . E sulla base di queste motivazioni ha respinto il reclamo del Comune di Santa Marina, condannandolo a rifondere all’ente montano le spese di lite liquidate in circa 3600 euro. Tutto resta dunque così  come dal dicembre scorso con la Comunità Montana deputata a custodire i beni. Restano sulle spine i privati imprenditori che hanno investito con le loro attività su quei beni

 

Daria Scarpitta 

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