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Vallo della Lucania, Caso Mastrogiovanni: Procuratore e Pm impugnano la sentenza di primo grado

Il Procuratore e il PM di Vallo della Lucania hanno impugnato la sentenza di primo grado sul caso Mastrogiovanni. La notizia è stata comunicata dalla Procura generale di Salerno al “Movimento per la Giustizia Robin Hood – Avvocati senza Frontiere”, nella missiva in cui si notificava l’accoglimento dell’istanza presentata dalla stessa associazione costituitasi parte civile. Anche le altre parti stanno presentando alla spicciolata le richieste di appello alla sentenza non essendo ancora scaduti i tempi previsti. Il Movimento Robin Hood aveva, però, fra i primi impugnato la sentenza agli inizi di giugno, ritenendo troppo miti le pene inflitte ai medici e ingiustificata l’assoluzione per gli infermieri, chiedendo dunque, in qualità di associazione che lotta per i diritti umani contro ogni forma di discriminazione e di abuso, che la sentenza venisse rivista. L’istanza è stata accolta e ci si avvia dunque vero quella che sarà la seconda fase del processo sul caso Mastrogiovanni. Soddisfatto il Presidente del Movimento Robin Hood, Pietro Palau Giovannetti che sottolinea come questo risultato “ oltre a rendere giustizia a Franco, almeno da morto, ha evidenziato quale ruolo possano svolgere nei processi le associazioni e la pressione della società civile, per l’affermazione della legalità e del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”. Di certo la notizia dell’accoglimento dell’istanza è stata importante anche per conoscere l’atto del Procuratore e del Pm di Vallo che hanno impugnato la sentenza. Ci vorrà ancora del tempo perché tutti presentino appello e si definisca la data di inizio del processo di secondo grado, intanto a distanza di mesi il verdetto iniziale è stato letto e riletto, oggetto di riflessioni e di incontri che anche il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni sta tenendo in diversi punti d’Italia per tenere desta l’attenzione sulla vicenda.

Daria Scarpitta

 

Polla. Omicidio Di Gloria: il PM chiede 24 anni per Giuseppe Petrillo. La sentenza potrebbe arrivare lunedì.

Ventiquattro anni di carcere per l’unico imputato dell’omicidio di Nicola di Gloria , il 61enne di Polla ucciso nella notte tra il sette e l’otto maggio del 2010, dopo essere stato accoltellato all’addome e finito con un investimento. Il pubblico ministero di Sala Consilina Carlo Rinaldi, ha formulato ieri la sua richiesta nel corso della requisitoria in Corte d’Assise a Salerno. Giuseppe Petrillo, per l’accusa è il solo, l’unico responsabile dell’efferata uccisione e in quel momento sapeva bene cosa stava facendo; il pm ha infatti chiesto alla Corte d’Assise di riconoscere la piena capacità di agire del 32enne ormai in carcere da più di un anno, dal momento che le anomalie riscontrate nel corso della perizia psicologica non sarebbero sufficienti . sulla stessa linea gli avvocati di Parte Civile che si sono, infatti, associati alle richieste del pm che ha condotto le indagini, hanno chiesto, poi, il riconoscimento ai familiari di Nicola Di Gloria del diritto al risarcimento danni. Contrastante, ovviamente la posizione della Difesa che oltre a chiedere il riconoscimento dell’incapacità di agire ha chiesto l’assoluzione per Giuseppe Petrillo evidenziando la sua estraneità dai fatti imputatigli. Avrebbe sì, accoltellato il pensionato, ma senza procurargli la morte, sopraggiunta in un secondo momento, per mano di un’altra persona. La sentenza, dovrebbe arrivare la prossima settimana, probabilmente già lunedì.

Roberta Cosentino

 

Angellara. La Cassazione dispone 20 anni di carcere per Germano Sirignano. L'uomo nel 2009 uccise la moglie a coltellate.

Respinto anche dalla Cassazione il ricorso di Germano Sirignano, l’uomo che il 29 Agosto 2009 uccise con venti coltellate la moglie Anella Crocamo nella loro abitazione di Angellara. Giovedì scorso la II Sezione penale della Suprema Corte ha chiuso anche il terzo grado di giudizio sulla vicenda, rigettando il ricorso dell’imputato per inammissibilità e lasciando così immutato quanto già stabilito in primo grado nel 2011 e confermato in appello nel 2012, cioè venti anni di reclusione all’uomo per l’efferato delitto oltre al risarcimento del danno morale ed esistenziale in favore dei familiari della vittima, costituitisi parte civile. La vicenda segnò quella calda estate del 2009 . La notizia di quelle palazzine di Angellara macchiate di sangue per un’escalation di aggressività tra le mura domestiche e i particolari che vennero fuori con Sirignano che si ferì in quel frangente inscenando un tentativo di suicidio e con i figli della coppia rimasti muti ad osservare la terribile scena scossero un’intera comunità. La Crocamo era conosciuta come donna mite e madre attenta, ma le difficoltà economiche avevano compromesso fortemente la vita familiare e il lavoro trovato dalla donna in quel periodo aveva ingelosito il marito e aumentato le ostilità all’interno della coppia fino a giungere a quel tragico epilogo, avvenuto quando la Crocamo aveva soli 36 anni. Ora le porte del carcere resteranno chiuse per altri diciassette anni per Sirignano visto che l’uomo ne ha già scontato 3 essendo stato arrestato immediatamente dopo il fatto. I 4 figli della coppia, di cui uno quasi maggiorenne, che hanno visto sconvolta la loro vita, vivono ora fra le case-famiglia e i parenti della madre.

Daria Scarpitta

 

Salerno. Uno scambio di sacche di sangue al "Ruggi": il tribunale condanna i responsabili della morte del 72enne di Marina di Camerota

Condannati al carcere due medici, un anesteista e un infermiere.

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