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Polla. Omicidio Di Gloria: il PM chiede 24 anni per Giuseppe Petrillo. La sentenza potrebbe arrivare lunedì.

Ventiquattro anni di carcere per l’unico imputato dell’omicidio di Nicola di Gloria , il 61enne di Polla ucciso nella notte tra il sette e l’otto maggio del 2010, dopo essere stato accoltellato all’addome e finito con un investimento. Il pubblico ministero di Sala Consilina Carlo Rinaldi, ha formulato ieri la sua richiesta nel corso della requisitoria in Corte d’Assise a Salerno. Giuseppe Petrillo, per l’accusa è il solo, l’unico responsabile dell’efferata uccisione e in quel momento sapeva bene cosa stava facendo; il pm ha infatti chiesto alla Corte d’Assise di riconoscere la piena capacità di agire del 32enne ormai in carcere da più di un anno, dal momento che le anomalie riscontrate nel corso della perizia psicologica non sarebbero sufficienti . sulla stessa linea gli avvocati di Parte Civile che si sono, infatti, associati alle richieste del pm che ha condotto le indagini, hanno chiesto, poi, il riconoscimento ai familiari di Nicola Di Gloria del diritto al risarcimento danni. Contrastante, ovviamente la posizione della Difesa che oltre a chiedere il riconoscimento dell’incapacità di agire ha chiesto l’assoluzione per Giuseppe Petrillo evidenziando la sua estraneità dai fatti imputatigli. Avrebbe sì, accoltellato il pensionato, ma senza procurargli la morte, sopraggiunta in un secondo momento, per mano di un’altra persona. La sentenza, dovrebbe arrivare la prossima settimana, probabilmente già lunedì.

Roberta Cosentino

 

Angellara. La Cassazione dispone 20 anni di carcere per Germano Sirignano. L'uomo nel 2009 uccise la moglie a coltellate.

Respinto anche dalla Cassazione il ricorso di Germano Sirignano, l’uomo che il 29 Agosto 2009 uccise con venti coltellate la moglie Anella Crocamo nella loro abitazione di Angellara. Giovedì scorso la II Sezione penale della Suprema Corte ha chiuso anche il terzo grado di giudizio sulla vicenda, rigettando il ricorso dell’imputato per inammissibilità e lasciando così immutato quanto già stabilito in primo grado nel 2011 e confermato in appello nel 2012, cioè venti anni di reclusione all’uomo per l’efferato delitto oltre al risarcimento del danno morale ed esistenziale in favore dei familiari della vittima, costituitisi parte civile. La vicenda segnò quella calda estate del 2009 . La notizia di quelle palazzine di Angellara macchiate di sangue per un’escalation di aggressività tra le mura domestiche e i particolari che vennero fuori con Sirignano che si ferì in quel frangente inscenando un tentativo di suicidio e con i figli della coppia rimasti muti ad osservare la terribile scena scossero un’intera comunità. La Crocamo era conosciuta come donna mite e madre attenta, ma le difficoltà economiche avevano compromesso fortemente la vita familiare e il lavoro trovato dalla donna in quel periodo aveva ingelosito il marito e aumentato le ostilità all’interno della coppia fino a giungere a quel tragico epilogo, avvenuto quando la Crocamo aveva soli 36 anni. Ora le porte del carcere resteranno chiuse per altri diciassette anni per Sirignano visto che l’uomo ne ha già scontato 3 essendo stato arrestato immediatamente dopo il fatto. I 4 figli della coppia, di cui uno quasi maggiorenne, che hanno visto sconvolta la loro vita, vivono ora fra le case-famiglia e i parenti della madre.

Daria Scarpitta

 

Salerno. Uno scambio di sacche di sangue al "Ruggi": il tribunale condanna i responsabili della morte del 72enne di Marina di Camerota

Condannati al carcere due medici, un anesteista e un infermiere.

Caso Mastrogiovanni. Il movimento di giustizia "Robin Hood" chiede la condanna anche per gli infermieri

Arriva il primo ricorso in Appello contro la sentenza sul caso Mastrogiovanni. La Onlus Movimento per la Giustizia Robin Hood, che si occupa del rispetto della legalità e dei diritti umani, contro ogni forma di discriminazione e abuso di autorità , offrendo anche assistenza legale tramite “avvocati senza frontiere”, ha preannunciato che la settimana prossima depositerà istanza al P.G. di Salerno e al Pm Martuscelli. L’ impugnazione della sentenza di primo grado arriverebbe per i motivi che già in parte erano emersi il giorno dopo la lettura del dispositivo, ossia le condanne dei medici, giudicate troppo miti dall’associaizone nazionale e l’assoluzione degli infermieri considerata ingiustificata. La Onlus non accetta il rpincipio secondo il quale agli infermieri è stato riconosciuto di aver admepiuto semplicemente ad un dovere, cioè all’ordine del medico. “Questa tesi- afferma in un comunicato il presidente di Avvocati Senza Frontiere Pietro Palau Giovannetti- non tiene conto dell' obbligo di garanzia incombente sugli infermieri nei confronti dei pazienti e non tiene conto dello status professionale degli infermieri stessi.” Nell'istanza d’appello associaizone chiede anche che venga data una diversa qualificazione giuridica al fatto ( riconoscendo il reato di omicidio preterintezionale) e si ritengano le aggravanti prevalenti sulle attenuanti, non equivalenti. Robin Hood, prima a schierarsi anche contro la conduzione del processo da parte del pm Martuscelli, chiede inoltre nell’impugnare la sentenza che in merito la Dr.ssa Ruperto venga indagata anche per le ipotesi di reato di falsa testimonianza rinvenibili dal verbale del dicembre 2009 e che per il primario, il Dr. Di Genio, si provveda alla riquantificazione della pena riconoscendo le circostanze aggravanti prevalenti sulle attenuanti . Una presa di posizione forte che bisognerà vedere se verrà seguita anche dalle altre pati civili. Al momento gli avvocati dei familiari del maestro cilentnao morto dopo un tso al reparto di psichiatria di Vallo, non hanno ancora presentato appello ma non eslcudono di impugnare anhce loro la sentenza.

Daria Scarpitta

 

 

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