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INCIDENTE FERROVIARIO A CAPITELLO. ASSOLTO IL PRINCIPALE IMPUTATO.

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L'avvocato Franco Maldonato,  legale di Mario Caputo, il conducente del carrello che investì e uccise nel 2010 Fortunato Calvino, commenta la sentenza di primo grado che ha assolto il suo assistito, principale imputato nella vicenda.

 

CAPITELLO. INCIDENTE FERROVIARIO DEL 2010. DUE CONDANNE E SETTE ASSOLUZIONI.

 

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Il Tribunale di Lagonegro ha emesso la sentenza di primo grado sull’incidente ferroviario  avvenuto nel 2010 a pochi metri di distanza dalla stazione di Capitello, un tragico sinistro in cui perse la vita l’operaio 35enne di RFI Fortunato Calvino. Dei nome imputati solo due sono stati condannati . Cobuccio capo squadra del tronco lavori, di cui faceva parte l’operaio deceduto e il collega Ignacchiti di Sapri che rimase gravemente ferito. Insieme a Cobuccio è stato condannato PItta addetto alla scorta sul carrello a trazione elettrica. La pena per il primo è di due anni e sei mesi per il secondo di un anno. Entrambi sono stati condannati anche al risarcimento dei danni subiti da Ignacchiti da  determinarsi in sede civile oltre le spese legali.  Le motivazioni della sentenza emessa dai Giudici di Lagonegro saranno depositate entro 90 giorni. .  Il tragico incidente avvenne il 1 settembre 2010 intorno alle 9.30 . Sul binario erano già da tempo programmati  e autorizzati dei lavori di manutenzione della linea elettrica. Per questo una squadra della trazione elettrica stava viaggiando su un carrellino ferroviario.  Quel giorno, tuttavia, si aggiunsero anche dei lavori di livellamento dei giunti che erano stati pianificati più recentemente dopo la diagnostica avvenuta sul binario.  Fortunato Calvino, assieme al collega Armando Ignacchiti, faceva parte di questa seconda squadra tronco lavori e si trovava  sui binari ad operare con un martello pneumatico quando venne investito dal carrello, i cui occupanti erano ignari della loro presenza. Il mancato coordinamento tra le due squadre e alcune disattenzioni determinarono il terribile sinistro. Calvino, di origini napoletane ma molto conosciuto a Sapri, perse la vita sul colpo. Ignacchiti, invece, venne ricoverato per le gravi ferite riportate. Dopo quasi 8 anni si è chiuso il processo di primo grado

 

 

 

 

 

PROCESSO CHERNOBYL. ASSOLTI TUTTI GLI IMPUTATI. NON C'E' STATO DISASTRO AMBIENTALE

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Era già nell'aria, dopo l'ultima udienza, e oggi è arrivata la conferma. Tutti assolti sul caso Chernobyl. Stamane con la lettura della sentenza si è chiuso in primo grado il processo sullo smaltimento illecito di rifiuti che ha coinvolto anche alcuni terreni e imprenditori del Vallo di Diano. Anche l'ultimo reato rimasto in piedi, quello di disastro ambientale, è venuto meno. Il giudice ha assolto tutti e 37 gli imputati perchè il fatto non sussiste, accogliendo in pieno le richieste del pm. Per tutti gli altri reati era già intervenuta la prescrizione visto che la vicenda giudiziaria va avanti da circa dodici anni. Le parti civili , tra cui anche i Comuni e la Comunità Montana del Vallo di Diano , si riservano di presentare appello. Era apparso palese sin dalle prime battute del processo e dalla testimonianza del Noe che non vi erano prove sufficienti a corroborare la tesi del disastro ambientale. Il legale Antonello Rivellese aveva chiesto di effettuare dei carotaggi sui terreni. La richiesta non è stata accolta. Ora tutto è rinviato all'appello.

DIANO, PROCESSO CHERNOBYL. IL VALLO DI DIANO CHIEDE I CAROTAGGI.

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Il 28 marzo si attende la sentenza sul caso Chernobyl ma il Vallo di Diano spera in una svolta: una perizia che possa finalmente chiarire che cosa è stato immesso nei 4 terreni di Teggiano, San Rufo, Sant’Arsenio e San Pietro al centro dell’inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti partita dalla procura di Santa Maria Capua Vetere più di dieci anni fa e che ora rischia di chiudersi con un nulla di fatto tra prescrizioni e assoluzioni. Le speranze sono tutte concentrate sulla richiesta avanzata, subito dopo le conclusioni, del pm dall’avvocato Antonello Rivellese che rappresenta il Comune di Sala Consilina, costituitosi parte civile. “Quei terreni sono ad oggi ancora sotto sequestro- ha detto- ci sono tutte le condizioni perché si effettuino dei carotaggi e delle analisi per chiarire cosa è avvenuto. E’ lo stesso Arpac a sollecitarlo”. La richiesta di Rivellese , infatti, si fonda sulle relazioni che l’Agenzia regionale per la protezione ambientale presentò sin dagli inizi dell’inchiesta e che erano nel fascicolo della Procura di Santa Maria Capua Vetere. In esse l’Arpac, sulla base del prelievo superficiale compiuto,  definiva  i rifiuti interrati come speciali ma non pericolosi, tuttavia ammetteva che nei terreni c’erano dei parametri difformi rispetto a quelli previsti per legge e dunque concludeva che qualora i terreni erano destinati a uso residenziale o a verde pubblico o privato avrebbero dovuto essere sottoposti ad ulteriori approfondimenti nel sottosuolo. “ I Noe- aggiunge Rivellese- quando sono stati sentiti hanno detto di essersi rifatti a queste relazioni.  I carotaggi, dunque, ad oggi non sono mai stati compiuti. Abbiamo chiesto che vengano fatti . Ci opponiamo a che la vicenda si chiuda come richiesto dal pm”.  La risposta arriverà il prossimo 28 marzo. Le parti civili valdianesi continuano a chiedere la verità su questo maxiprocesso con 38 imputati , che rischia di finire in un nulla di fatto, lasciando che quei terreni, su cui ancora non è chiaro cosa sia stato sversato e con quali conseguenze, tornino ad essere utilizzati come se nulla fosse accaduto. La risposta arriverà il prossimo 28 marzo.

 

 DARIA SCARPITTA 

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