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Omicidio Vassallo, accusato di diffamazione dai Carabinieri. Assolto dal Tribunale il fratello del Sindaco assassinato.

 

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Pubblico Ministero aveva  chiesto per Dario Vassallo un anno e due mesi di reclusione per diffamazione i Giudici lo hanno assolto perché il fatto non  sussiste. La sentenza di prima grado è stata emessa  dal Tribunale di Vallo della Lucania al termine del processo partito  dalla denuncia di otto Carabinieri che nel 2010 prestavano servizio a Pollica e  che si sentirono diffamati da una frase pronunciate dall’imputato alcuni giorni dopo l’assassinio del fratello Angelo, Sindaco di Pollica. “ Mio fratello era solo. Mi aveva confidato che  i Carabinieri del posto erano una nullità”, questa la  dichiarazione rilasciata alla stampa e che, secondo l’accusa, avrebbe offeso la reputazione dei militari. Oggi la sentenza di assoluzione. “ Questa sentenza – spiega Dario – è solo uno dei anti e innumerevoli problemi che durane questi lunghi otto anni io e  mio fratello Massimo abbiamo affrontato. A me risulta alquanto particolare che Carabinieri della caserma di Pollica mi abbiamo querelato per cose da me dette dopo due giorni dall’uccisione di Angelo, che a questa prima querela siano seguite altre quatro, da parte di Carabinieri che lavoravano a Pollica nei giorni dell’uccisione di Angelo o che soggiornavano in quei giorni ad Acciaroli o solo perché originari di Pollica. A me risulta strano – continua Dario – che la Procura di Vallo abbia dato seguito a tale querela. Quando da ragazzo facevo il pescatore con mio padre e i mieri fratelli, la cosa più noiosa era l’attesa. Ho imparato ad apprezzare anche questo momento, lungo otto anni” . Poi Dario avvisa tutti “ siamo solo all’inizio. La storia non si può arrestare “ .

 

Antonietta Nicodemo

Sapri, posta al macero. il Gip archivia il procedimento. L' avvocato Avallone " I 13 indagati non sono i responsabili del disservizio" .

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“ Se la posta arrivava in ritardo non è colpa dei dipendenti del centro smistamento dell’ufficio postale di Sapri”. Il Gip presso il Tribunale di Lagonegro con l’ordinanza del 10 ottobre scorso ha archiviato il procedimento giudiziario contro le  13 persone  che dal gennaio del 2015 erano indagate per interruzione di servizio e falso. Termina così una vicenda giudiziaria che all’epoca dei fatti fece discutere l’opinione pubblica e richiamò anche l’attenzione della stampa e delle tv nazionali. Per mesi interi la corrispondenza non veniva recapita a Sapri e nei Comuni limitrofi creando enormi disagi agli utenti. Nel corso del blitz dei Carabinieri furono rinvenuti cumuli di posta accantonata in scatoloni, corridoi, terrazzi e anche nelle auto. Una grossa quantità era stata mandata al macero. Tutta corrispondenza che doveva essere consegnata ma che era rimasta negli uffici depositata. Sotto inchiesta finirono postini e responsabili del servizio smistamento.  Tredici dipendenti che secondo il Gip non hanno alcuna responsabilità su quanto accaduto. Nell’ordinanza di archiviazione il Giudice Mariano Sorrentino chiarisce che “ i fatti da cui trae origine la vicenda sono ascrivibili a disservizi temporanei dell’Ufficio Postale di Sapri complessivamente connessi – si legge nel provvedimento – alla carenza di personale, alla mole di lavoro, a disfunzioni organizzative ed anche a dissidi interni, piuttosto che alla delibera volontà degli indagati, nelle rispettive qualità, di non assicurare il servizio di consegna della corrispondenza”. Il caso è chiuso e gli indagati non saranno processati.

 

Antonietta Nicodemo 

 

 

Policastro, negozi sul lungomare. Assolti i tecnici per abuso d'ufficio. Continua il processo sugli abusi edilizi.

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Cade il reato di abuso d’ufficio, da definire ancora quello di abuso edilizio sul caso della costruzione dei locali commerciali sul lungomare di Policastro. Il Tribunale di Lagonegro ieri ha assolto con formula piena dall’accusa di abuso d’ufficio i due ex tecnici del Comune di Santa Marina Antonio Berretti  e Michele Galardo perché il fatto non sussiste. Nella stessa giornata era attesa l’audizione come testimone dell’ingegnere Carmine Del Verme in merito all’altro filone  in cui venne divisa l’indagine, quello cioè relativo all’accusa di abuso edilizio, ma l’attuale funzionario dell’ufficio tecnico comunale non si è presentato e dunque l’udienza su questo secondo aspetto è stata rimandata al prossimo 22 febbraio. La vicenda ebbe inizio nel 2015. I due tecnici vennero accusati in concorso di abuso d’ufficio. Venne contestato infatti che Berretti aveva assegnato l’incarico di progettista,direttore dei lavori e responsabile della sicurezza a Galardo, nonostante egli fosse anche Responsabile del procedimento. Cosa che poi  nel corso del dibattimento è risultata non essere avvenuta, di qui l’assoluzione per entrambi. Nel corso però degli accertamenti urbanistici compiuti sui negozi di Via Tirrenia venne fuori che i locali erano stati realizzati in totale difformità alle autorizzazioni, in una zona peraltro sottoposta a vincolo paesaggistico. I negozi , infatti, risultarono dagli accertamenti della Procura sopraelevati rispetto al progetto originario, con l’ambiente seminterrato abusivo e vennero evidenziate una serie di difformità prospettiche . I due tecnici , in questo secondo caso assieme al titolare della ditta esecutrice, la Sacco,  vennero imputati anche per questi abusi edilizi. Su questo secondo aspetto del procedimento ancora deve essere pronunciata la sentenza finale. Nell’ambito della stessa indagine , infine,  era andato  già prescritto il reato di falsità contestato al tecnico Guastalegname poiché aveva rilasciato una certificazione che attestava la conformità delle opere alle autorizzazioni.

Daria Scarpitta

Sapri, morte dei gemellini. Condannato l'ex primario Bruno Torsiello.

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Il Tribunale di Lagonegro ha emesso la sentenza di primo grado nel processo a carico di quattro ginecologi, dell’ospedale dell’Immacolata di Sapri accusati della morte di due gemellini.  Il dottor Bruno Torsiello è stato condannato a quattro mesi di carcere, i colleghi Gaetano Cammarano, Costanza Scevola e Vincenza Perazzo sono stati assolti per non aver commesso il fatto. All’epoca del grave episodio Torsiello era primario del reparto di ostetricia e ginecologia ed era anche il medico curante della giovane mamma che perse i suoi due figli. Una ragazza di Sanza, che allora aveva appena 27 anni. Ieri i Giudici lo hanno condannato al carcere per aborto colposo. Una sentenza di primo grado che va a macchiare ulteriormente il curriculum del noto professionista. Si tratta, infatti, del ginecologo di Salerno che dal 2016 è sotto accusa per presunti aborti illegali ed irregolarità nelle prestazioni intramoenia eseguiti sempre a Sapri. Ed è da allora che non dirige più il reparto nel quale, però, continua a prestare servizio insieme ai tre colleghi che sono stati assolti per la morte dei gemellini. I fatti per i quali il Tribunale ha emesso la sentenza di condanna nei suoi confronti, risalgono al 2012. Alla trentaseiesima settimana di gravidanza , circa sette giorni prima del parto, la donna perse entrambi i gemelli. Un aborto, secondo l’accusa, frutto di “ negligenza e imprudenza dei medici “. Nel corso del processo sono venuti fuori elementi che hanno indotto i Giudici a scagionare Perazzo, Scevola e Cammarano, difesi rispettivamente dagli avvocati Maldonato, Marsicano e Meloro, e ad affidare ogni responsabilità al medico curante della giovane sanzese ed ex primario Bruno Torsiello, assistito dall’avvocato Giorgiadi. Sotto accusa sono finiti, tra le altre cose, i medicinali che prescrisse alla sua paziente durante la gravidanza e che secondo l’accusa le procurarono effetti collaterali. Nel processo i genitori si sono costituiti parte civile.

 ANTONIETTA NICODEMO 

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