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Sanza, rubavano portafogli negli spogliatoi del campo sportivo: sgominata baby gang dai carabinieri

Giovanissimi ma già pronti ad usare il loro ingegno per fini poco leciti. Tre ragazzi di Sanza di 15,16 e 17 anni sono stati denunciati per furto aggravato dai Carabinieri della locale stazione a seguito di un’attività d’indagine scaturita da alcune denunce per l’improvvisa scomparsa di portafogli negli spogliatoi del campo sportivo di Sanza. E’ emerso così che i tre minori, di cui uno solo già con qualche piccolo precedente, avevano messo a punto una vera e propria baby gang ai danni di altri giovani, spesso della loro stessa età, che si erano trovati a giocare a calcio proprio presso il campetto sanzese. Sempre identico il modus operandi messo in atto in più di un’occasione. Uno dei ragazzi con un piede di porco si intrufolava negli spogliatoi, dove alcuni giovani impegnati in una partita di calcetto amatoriale avevano lasciato i propri effetti personali, faceva razzia dei portafogli custoditi negli indumenti, e li passava ai due complici rimasti all’esterno. I giovani calciatori, tornati dopo la partita per cambiarsi finivano per fare l’amara scoperta non rinvenendo i portafogli. Di qui la decisione di rivolgersi ai Carabinieri di Sanza, agli ordini del Maresciallo aiutante Antonio Russo. I militari, dopo aver ascoltato i testimoni, visionato le telecamere ed effettuato anche degli appostamenti, sono riusciti a cogliere i tre giovani in flagranza di reato. Dopo le perquisizioni sono stati recuperati 5 portafogli e circa 400 euro, immediatamente restituiti ai legittimi proprietari. Per gli atti compiuti i tre giovanissimi sono stati deferiti alla Procura dei Minorenni.

Daria Scarpitta

Silla di Sassano, furto da 10 mila euro al Bar New Club 2000

Scassinate le slot machine. Tutti i particolari nel video-servizio, con le immagini e l'intervista al titolare del Bar New Club 2000 Nicola Femminella

Omicidio Di Gloria: la Corte d'assise condanna Giuseppe Petrillo a 23anni di reclusione

Ventitrè anni di reclusione in carcere, rispetto ai ventiquattro chiesti dal pm, Carlo Rinaldi, per Giuseppe Petrillo, il 32 enne di Polla, accusato dell’omicidio di Nicola di Gloria. E’ questa la condanna inflitta, dai giudici della Corte d’Assise di Salerno, all’unico imputato dell’efferata uccisione che si consumò nella notte tra il sette e l’otto maggio del 2010 in località Intranita, sulle montagne pollesi. La sentenza è stata emessa ieri sera, dopo quasi otto ore di camera di consiglio e nella stessa pronunzia i giudici hanno, inoltre, disposto una provvisionale di ventimila euro per la famiglia della vittima. Non appena si conosceranno le motivazioni di tale sentenza, il legale della Difesa, ha fatto già sapere, che presenterà ricorso in Appello. Al momento, visto che la condanna non si discosta di molto dalle richieste del pubblico ministero del Palazzo di Giustizia di Sala Consilina, Carlo Rinaldi,appare evidente che non sono state riconosciute le attenuanti, su cui aveva tentato di far leva in questo primo grado il legale di Petrillo. Secondo la pubblica accusa il 32enne, per motivi passionali, sferrò dapprima una coltellata allo stomaco al pensionato e poi lo finì investendolo con la sua auto. Per la difesa invece, la morte di Nicola Di Gloria, sopraggiunse in un secondo momento per mano di una terza persona.

Roberta Cosentino

 

C.M. Bussento- Lambro e Mingardo, operaio forestale ferito: al via il processo contro Carlo Monaco

E’ partito stamane il processo contro l’ing. Carlo Monaco, dirigente della Comunità Montana Bussento, Lambro e Mingardo, per l’infortunio sul lavoro occorso all’operaio idraulico forestale Giuseppe Ciamba, fratello del sindaco di Torraca. I capi di imputazione sono lesioni colpose aggravate e inosservanza delle norme antiinfortunistiche. La vicenda risale al 24 maggio 2011 quando Ciamba, che si trovava per lavoro a ripulire una strada, venne colpito all’occhio da una pietra, sollevata dal decespugliatore usato da un suo collega, e subì il distacco della retina, cosa per cui venne sottoposto anche ad intervento chirurgico. L’incidente sul lavoro avvenne perché l’operaio non indossava i prescritti dispositivi di protezione, in questo caso gli occhiali e la visiera di sicurezza. Secondo l’accusa queste attrezzature non erano state proprio fornite dalla Comunità Montana. L’accusa contesta all’Ing. Monaco questo e il fatto di aver rimesso a lavorare Ciamba , quando si era ripresentato il giorno dopo l’incidente per paura di perdere il posto, senza accertare, mediante referto medico, l’entità della lesione. Nella vicenda sono imputati anche il collega dell’operaio che stava adoperando il decespugliatore Pasquale Lovisi e il capocantiere Antonio Nicolaio. Questa mattina Ciamba si è costituito parte civile ma solo nei confronti di Monaco, non ritenendo di dover richiedere il risarcimento danni anche ai propri compagni di lavoro, in quanto pure questi rischiavano come lui di essere colpiti da quella pietra “Ciò che emerge in questa vicenda- ha commentato il legale di Ciamba, l’avvocato Giovanni Falci – sono le assurde condizioni di lavoro e il mancato rispetto delle norme antiinfortunistiche messi in campo da un ente pubblico che faceva lavorare questi operai senza sottoporli alle visite periodiche individuali, senza far loro frequentare i corsi di formazione sulla sicurezza, senza le attrezzature necessarie. Solo dopo che è scoppiata questa vicenda la Comunità Montana ha forniti tutti i dispositivi di protezione”. Ora bisognerà attendere l’esito del processo per verificare le accuse rivolte agli imputati. Intanto a Ciamba, che è tornato al lavoro, dopo due anni di assenza, da una settimana l’Inail sta già erogando una rendita, avendo riconosciuto il danno subito sul lavoro.

Daria Scarpitta

 

 

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