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SANITA', PRESSING SULLE NOMINE. A GIUDIZIO COSCIONI

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E’ stato rinviato a giudizio per tentata concussione il consigliere per la sanità del presidente della Regione Campania, Enrico Coscioni. Uomo di fiducia di De Luca è accusato di aver esercitato pressioni su tre manager della sanità campana per spingerli alle dimissioni in un’ottica di spoil system conseguente all’elezione proprio del nuovo governatore a Palazzo Santa Lucia. Nello specifico sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti ci sarebbe la sostituzione di Salvatore Panaro, da commissario  straordinario dell’Asl Napoli Sud, di Agnese Iovino da commissario dell’Asl Napoli2 e di Patrizia Caputo, da commissario straordinario del Cardarelli. L’indagine era partita lo scorso anno da un esposto proprio di Panaro che avrebbe raccontato di essere stato invitato da Coscioni alle dimissioni perché “persona poco gradita” e in altre occasioni di essersi sentito dire dal consigliere “tanto tra tre giorni ti mandiamo via. Nessuno ti vuole. Tu devi andare via”. Analoghi episodi compiuti nei confronti della Caputo sarebbero agli atti della Procura di Napoli, assieme ad intercettazioni telefoniche ed ambientali e ad un foglietto che Coscioni avrebbe consegnato a un collaboratore di De Luca su cui erano annotati una serie di nomi di persone che si intendeva nominare manager di Asl. La vicenda ha già sollevato un polverone politico. Se il governatore De Luca si è chiuso dietro un classico: “Ho fiducia nella magistratura”, le opposizioni regionali si sono scatenate con in prima linea i 5stelle a chiedere le dimissioni di Coscioni. Il 6 ottobre l’avvio del processo.

Daria Scarpitta

SCARIO, ANTENNE WIND. IL TAR ANNULLA L'ORDINANZA DEL COMUNE.

Niente da fare. Le due antenne della Wind installate dal luglio scorso sulla copertura di un’abitazione privata di Via Rione Nuovo a Scario resteranno al loro posto. Il Tar di Salerno ha accolto il ricorso presentato dalla società di telefonia contro l’ordinanza di rimozione degli impianti e di ripristino dei luoghi emessa dal Comune di San Giovanni a Piro a settembre. Il Tribunale ha rigettato tutte le opposizioni formulate dall’Ente, sia quelle che sostenevano l’illegittimità del ricorso sia quelle basate sulle motivazioni dell’ordinanza emanata, mettendo in discussione così lo stesso Piano Antenne comunale. Secondo il Tar, infatti, i Comuni possono adottare un proprio regolamento per disciplinare il corretto insediamento degli impianti di localizzazione antenne ma con scelte “ragionevoli, motivate e certe e non divieti generalizzati di installazione degli impianti in intere zone del territorio comunale”. E il Piano Antenne del Comune di San Giovanni a Piro, secondo il Tar, vieta la localizzazione degli impianti  in tutto il centro abitato indiscriminatamente. Neppure il pericolo paventato dal Comune per la vicinanza dell’impianto radio base alle scuole è stato valutato favorevolmente dal Tar proprio sulla base delle piccole dimensioni della parabola e delle antenne installate in questo caso. Annullata dunque l’ordinanza del settembre scorso, è tutto da rifare su questa vicenda che era stata sollevata da alcuni cittadini di Scario che, di ritorno dai festeggiamenti in onore di Sant’Anna, avevano trovato sull’abitazione di alcuni privati in pieno centro cittadino i due  ripetitori Wind  e avevano espresso preoccupazione per le possibili ripercussioni sulla salute delle persone. Il Comitato di Salute pubblica, già intervenuto per altre antenne a San Giovanni a Piro  in passato, aveva presentato una diffida all’ufficio tecnico comunale per chiedere che venisse negata l’autorizzazione e il responsabile del servizio Autorizzazioni paesaggistiche in una relazione aveva messo in evidenza che si trattava di un intervento vietato dal Piano delle Antenne. Il comune aveva poi emesso l’ordinanza di rimozione degli impianti  accertato che l’installazione era avvenuta in difetto rispetto alle autorizzazioni previste dal piano delle antenne e rispetto al provvedimento autorizzativo unico che doveva essere rilasciato dal Suap. Un’ordinanza, impugnata dalla Wind e annullata dal Tar . Resta da vedere cosa deciderà di fare l’amministrazione Palazzo una volta che verrà notificata la sentenza.

Daria Scarpitta

 

 

OMICIDIO NOVELLI. CONFERMATO L'ERGASTOLO PER CAMMAROSANO.

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Pasquale Cammarosano, ex direttore dell’ufficio postale di Massa, di Vallo
della Lucania, dovrà scontare l’ergastolo per l’omicidio di Carmine Novelli.
Nel primo pomeriggio di ieri, la Corte d’Assise di Appello di Salerno ha
infatti confermato la condanna emessa in primo grado nei confronti
dell’indiziato, accogliendo così l’istanza del procuratore generale che, per
Cammarosano aveva chiesto il carcere a vita. Questa condanna lascia dunque
l’ex dirigente delle Poste, dietro le sbarre, dove si trova dal 16 maggio
dello scorso anno. L’intera vicenda invece ha avuto inizio nel 2010, quando
per l’ex dirigente postale, si aprì il procedimento per l’omicidio di
Carmine Novelli, dopo che i carabinieri della scientifica avevano confermato
la corrispondenza tra le impronte digitali di Cammarosano con quelle
rilevate sui sacchi in cui era rinchiuso il cadavere della vittima. Ancor
prima e cioè nel 2009, Cammarosano era stato arrestato per gli ammanchi di
quasi un milione di euro sui conti correnti del piccolo ufficio postale di
Massa. E furono proprio quelle indagini partite dalle denunce di trenta
correntisti, a far scattare i controlli dei carabinieri nei confronti
dell’uomo. Novelli infatti era uno dei tanti correntisti del piccolo
ufficio postale di Massa. E secondo la Corte d’Assise, l’omicidio fu
commesso da parte di Cammarosano perché la vittima si era accorta del
raggiro dell’ex dirigente postale, tanto che avrebbe voluto presentare
denuncia. Se questo movente ha retto in appello lo si saprà però con
certezza tra novanta giorni, quando i giudici depositeranno le motivazioni
della sentenza. Intanto i due difensori di Cammarosano, gli avvocati
Anacleto Dolce e Felice Lentini, sono pronti ad andare in Cassazione dove –
dice Dolce- la posizione di Cammarosano sarà catapultata.

Caterina Guzzo

SANTA MARINA. VIOLA L'AFFIDAMENTO IN PROVA, ARRESTATO.

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Di nuovo agli arresti e questa volta in carcere a Vallo della Lucania il trentenne di Santa Marina, arrestato tempo fa per il reato di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti.

D. B., queste le sue iniziali, aveva ottenuto la misura alternativa dell’affidamento in prova, ma è stato pizzicato dai Carabinieri della stazione di Vibonati, agli ordini del maresciallo Cristiano Franco, mentre violava le prescrizioni impostegli.

Proprio la sua condotta, in spregio agli obblighi cautelari a lui prescritti, ha fatto sì che il Tribunale di Sorveglianza di Potenza emettesse un aggravamento della misura. Per questo i Carabinieri lo hanno arrestato e questa volta per lui si sono aperte le porte del carcere di Vallo della Lucania.

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