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SPACCIO NEL GOLFO. DIECI ANNI A GERARDO PRESTA.

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Condannato a 10 anni di reclusione Gerardo presta, il 54enne di Sapri accusato di essere a capo di un’organizzazione che spacciava droga nel Golfo di Policastro. Ieri il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di potenza ha emesso la sentenza per i coinvolti nell’inchiesta che avevano scelto il giudizio abbreviato. Oltre che per Presta, sono arrivate le condanne anche per alltri pusher e corrieri, principalmente del Golfo. 6 anni e 8 mesi sono stati comminati al 41enne Christian Buda residente a Sapri, e a Raffaele Nilo, 39 anni, originario della cittadina ma residente a Frosinone, 5 anni e 4 mesi al 35enne Francesco Laterza e al 64enne Graziano Liberti entrambi sempre di Sapri, 3 anni al 37enne di Eboli Rocco Autuori, 3 anni e sei mesi al 40enne Fabio Cataldo di Sapri e 2 anni e 4 mesi a Fortunato Grasso, 36 anni anche lui di Sapri . Quest’ultimo è stato assolto dal reato associativo. Assolto perché il fatto non costituisce reato, invece, Carmine Disperso che non era stato raggiunto da misure cautelari.Per tutti gli altri indagati nelle vicenda si dovrà procedere con il giudizio ordinario. Il giro di droga venne scoperto con un blitz dei carabinieri dei Ros nel febbraio di quest’anno. Presta, che vanta legami di parentela con un esponente di una 'ndrina calabrese e contatti con vari spacciatori di Golfo e Piana, aveva organizzato una rete di spaccio che si riforniva a Giugliano da una coppia di settantenni collegati ad alcuni pusher extracomunitari operanti nel casertano. La roba arrivava con i corrieri a Sapri e e veniva ceduta sul lungomare, dove i pusher arrivavano in bicicletta e utilizzavano anche vecchie cabine telefoniche ancora attive per comunicare tra loro . Presta coordinava il tutto da casa dove si trovava agli arresti per un’altra vicenda di droga. Nel 2015, infatti, era stato sorpreso in autostrada con un chilo di hashish e condannato . Proprio in carcere dai colloqui tra Presta e un familiare iniziarono nel 2015 i rilievi dei militari, che scoprirono così,che nonostante i domiciliari, l'uomo continuava a gestire il traffico da Sapri. Per questo venne definito come la figura "egemone» dello spaccio nell’area cilentana costiera, dove gli affari fiorivano soprattutto d’estate. L’eroina la droga maggiormente richiesta, e venduta (a circa 40 euro per dose) anche ai più giovani.

 

 

BLITZ DEI CARABINIERI AL TRIBUNALE DI VALLO. INDAGATO PER ABUSO UFFICIALE GIUDIZIARIO DI ASCEA.

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SANTA MARINA, PERMESSO EDILIZIO ILLEGITTIMO. CONDANNATO L'EX RESPONSABILE DELL'UFFICIO TECNICO.

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ondannato l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Santa Marina. Il Tribunale di Lagonegro nei giorni scorsi  ha emesso la sentenza che infligge un anno e due mesi di reclusione –  pena sospesa –,  un uguale periodo di interdizione dai pubblici uffici e il pagamento delle spese processuali, all’architetto Michele Galardo per il reato di  abuso d’ufficio. Il professionista,  nel suo ruolo di Funzionario Responsabile del Settore Urbanisitica del Comune di S. Marina,  è stato accusato di aver violato leggi e regolamenti e di aver così procurato intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale ad un artigiano di Policastro a cui avrebbe concesso illecitamente un permesso a costruire per la realizzazione di una officina meccanica . I fatti risalgono al periodo 2012 -2013. L’artigiano aveva commissionato all’ing. Giovanni Fortunato  la redazione di un progetto per la realizzazione della nuova struttura lavorativa.  Esso prevedeva due fasi: la demolizione  dell’edificio preesistente, che era abusivo, e la successiva installazione di un manufatto ex novo da adibire ad officina. Il progetto venne presentato all’Ufficio tecnico comunale come richiesta di Permesso a costruire in sanatoria per l’installazione di una struttura temporanea amovibile, ottenendo l’ok del Funzionario responsabile.  Dopo l’esposto di un cittadino, però, sulla vicenda è scattata un’indagine e il relativo processo. Sulla base degli elementi raccolti, il collegio giudicante in primo grado ha rilevato che la licenza rilasciata dal Comune era del tutto illegittima, perché, tra l’altro, non si trattava di una struttura temporanea avendo le fondamenta in cemento armato ed essendo destinata quale attività lavorativa ad un uso prolungato,e perché il permesso era stato dato non in riferimento ad un’area a destinazione commerciale ma ad una zona bianca, cioè area senza classificazione urbanistica soggetta come tale a specifiche norme di salvaguardia, non rispettate. Concedendo il permesso in questa zona,  il funzionario, dicono i giudici, ha conferito all’area la destinazione urbanistica voluta dal proprietario, rendendo edificabile un suolo che non lo era, e riproponendo la destinazione precedente, abusiva. L’ex responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di S. Marina è stato ritenuto colpevole perché, si legge nella sentenza, ha emanato “un provvedimento amministrativo inficiato da tali e tanti vizi da essere considerato affetto da illegittimità di tipo macroscopico” e lo ha fatto secondo i giudici intenzionalmente vista la sua consolidata  esperienza professionale.

Antonietta Nicodemo

PROCESSO CASALNUOVO. APPELLO TUTTO DA RIFARE. PAPA' OSVALDO: "SIAMO PRONTI".

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Tutto da rifare il processo di appello per la morte di Massimo Casalnuovo, il 21enne di Buonabitacolo  deceduto nel 2011 candendo dallo scooter, dopo che non si era fermato al posto di blocco dei Carabinieri. La Cassazioneha annullato la sentenza di secondo grado emessa dalla Corte di Appello di Potenza  che condannava il maresciallo Giovanni Cunsolo, all’epoca dei fatti comandante della stazione di Buonabitacolo, a 4 anni e sei mesi. La Corte ha rinviato il fascicolo alla Corte d’Assise d’Appello di Salerno  dove si aprirà un altro processo di secondo grado. La Procura generale aveva chiesto l’annullamento della condanna d’appello, che era arrivata dopo che in primo grado il maresciallo era stato assolto dall’accusa di omicidio preterintenzionale perché il fatto non sussiste. Lunedì, dopo otto ore di camera di consiglio, la Cassazione si è pronunciata  accogliendo il ricorso presentato dal legale del maresciallo, Renivaldo Lagreca. “ Avevamo sollevato varie questioni- ha detto l’avvocato- Per noi nella sentenza di secondo grado c’era un vizio di motivazione della condanna, visto che si era fantasticato di fatti non emersi nel processo. Inoltre, si parlava di compatibilità chimica e cromatica, cose escluse dalla Polizia scientifica; era stata banalizzata la ferita al piede del maresciallo, che mostrava come invece fosse stato investito dallo scooter,  e si era ricostruita una dinamica diversa secondo cui il maresciallo , ferito sul piede sinistro, avrebbe calciato il ciclomotore con il destro. In ultimo, era stata corposamente ridotta la lista testi da noi presentata. La sentenza  d'appello era una mostruosità giuridica. La Corte ha stabilito che sarà necessario un nuovo vaglio della vicenda – ha proseguito La Greca -  ma fino a che non avremo le motivazioni non sapremo quali di questi nostri rilievi hanno poi determinato la scelta della Cassazione di annullare la condanna.”  Delusa la famiglia Casalnuovo che aveva pensato di chiudere finalmente questa dolorosa vicenda giudiziaria.  Il papà Osvaldo, però, non è disposto ad arrendersi. “Devono ora motivare,- ha detto- e per bene, se è ammissibile che un carabiniere dia un calcio ad un ciclomotore nel corso di un posto di blocco, perché questo è stato confermato e riconosciuto da tutte le parti. Bisogna inoltre  chiarire che non c’è al momento nessuna assoluzione. E’ stata contestata la sentenza. Ora quando arriveranno le motivazioni si chiarirà quale punto del procedimento secondo la Corte non è stato condotto correttamente. Noi siamo pronti a ripeterlo secondo le disposizioni che emergeranno”.

Daria Scarpitta

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