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Vallo della Lucania: rapina a mano armata alla BCC del Cilento. E' caccia ai ladri

E’ caccia ai malviventi che venerdì pomeriggio, poco dopo le 15:30, hanno assaltato la filiale di Vallo della Lucania della Banca del Cilento. Una rapina a mano armata fruttata ai tre ladri entrati in azione oltre centomila euro. Nessuna traccia della loro irruzione, se non i filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza. E dai quei nastri si cercherà di risalire allo loro identità dal momento che hanno agito a volto scoperto. Di certo c’è che dalle parole pronunciate dai banditi per intimorire le oltre venti persone presenti in quel momento nel centralissimo istituto di credito è emerso un marcato accento napoletano. Entrati, uno alla volta, come dei normali clienti, i rapinatori sono subito passati all’azione. Uno di loro ha estratto la pistola e l’ha puntata verso il responsabile della filiale, intimandogli di aprire la cassaforte. Gli altri due, anch’essi armati, hanno, invece, costretto i clienti e gli altri dipendenti della banca a raggiungere il cavò e lì dentro li hanno, poi, rinchiusi. Ai malviventi sono bastati pochi minuti per raccogliere il danaro presente nelle casse e nell’armadio blindato per, poi, subito dopo, darsi alla fuga passando nuovamente dalla porta girevole della banca e facendo così perdere le loro tracce. All’arrivo delle forze dell’ordine, allertate tramite cellulare da una dipendente della banca, dei balordi non c’era più nemmeno l’ombra. Nessuno esito dai controlli effettuati in lungo e in largo, immediatamente dopo, in tutta la città. Ora si lavora sull’identikit che unito ai filmati delle telecamere potrebbe facilitare gli inquirenti nell’identificazione dei tre rapinatori. Secondo indiscrezioni, ci sarebbe già qualche sospetto legato ad una cerchia di persone che conoscevano molto bene i locali che ospitano la banca ubicati in via Monti a pochi passi dalla casa circondariale vallese e dal palazzo di città.

Roberta Cosentino

Scalea 'ndrangheta: il Boss si rifugiava nel Vallo di Diano

Da mesi si era trasferito nel Vallo di Diano, il capostipite di una delle della cosche che, secondo il procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, avevano preso il comando di Scalea con il beneplacito dell’amministrazione comunale, tanto che all’alba di venerdì, sono finite in manette 38 persone, tra loro il sindaco della cittadina dell’alto tirreno cosentino, Pasquale Basile, i componenti della giunta, tecnici comunali, imprenditori e professionisti, I carabinieri hanno ammanettato Pietro Valente a Sant’Arsenio; nella cittadina valdianese da qualche mese aveva trasferito il suo domicilio, forse dopo aver subdorato qualcosa o per allargare ulteriormente il suo raggio d’azione. L’operazione Plinius ha puntato dritto al cuore del malaffare scaleota. Associazione mafiosa, concorso esterno, corruzione, turbativa d'asta, minacce. Sono alcuni dei reati contestati dagli inquirenti a manovali dei clan, colletti bianchi, politici, imprenditori e che ha portato al sequestro di beni del valore di oltre 60milioni di euro l clan avevano ottenuto il controllo e lo sfruttamento delle risorse economiche della zona. L’organizzazione, secondo l’accusa, sarebbe riuscita, attraverso il procacciamento di voti, ad orientare le ultime elezioni amministrative svoltesi nel marzo del 2010 a Scalea, in favore di propri candidati che, una volta eletti, si sarebbero prodigati per l’assegnazione di concessioni e appalti ad imprese rientranti nella sfera di influenza della consorteria. In cambio dell'appoggio ricevuto il sindaco Pasquale Basile "ha di fatto ceduto alle due 'ndrine il controllo degli appalti del comune di Scalea", scrivono gli investigatori. Figura centrale nell'indagine è l'avvocato Mario Nocito, ritenuto dagli inquirenti l’anello di congiunzione tra amministratori e ndranghetisti. Nel suo studio avvenivano riunioni che hanno visto protagonisti esponenti dell'una e dell'altra fazione mafiosa e amministratori del comune di Scalea. Fra gli arrestati, con il sindaco, i cinque assessori, l’avvocato Mario Nocito,i boss, anche il comandante dei vigili urbani Giovanni Oliva, un geometra ed un architetto del Comune: Giuseppe Biondi, 44 anni, e Vincenzo Bloise, 41 anni, dipendenti dell’ufficio tecnico comunale di Scalea.Tecnici comunali sono anche Pierpaolo Barbarello, 52 anni, architetto ed Antonino Amato, 59 anni geometra. A carico degli arrestati, a vario titolo, l’accusa di aver manovrato al fine di far ottenere appalti alle imprese vicine al clan Valente-Stummo. Gli indagati, in base alle loro funzioni, erano, secondo i capi d’accusa, “a disposizione del sodalizio criminale” ed avrebbero agito “per agevolare gli interessi del boss Pietro Valente”.

Roberta Cosentino

 

Scalea, sindaco e assessori in manette per associazione mafiosa

Un terremoto giudiziario alle prime luci dell’alba di oggi ha spaccato l’amministrazione comunale di Scalea. In manette il sindaco, Pasquale Basile, eletto nel 2010 a capo di una lista civica, e cinque assessori della sua Giunta. Insieme a loro l’arresto è scattato per altre 32 persone, per accuse che vanno, dall’associazione mafiosa, concorso esterno, sequestro di persona, corruzione, turbativa d’asta, turbata libertà del procedimento amministrativo e concussione, aggravati dal metodo mafioso. Le porte del carcere si sono spalancate anche un architetto e due geometri del Comune di Scalea e diversi imprenditori del posto. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la Giunta comunale di Scalea si riuniva periodicamente nello studio dell’avvocato Mario Nocito, legale del boss Pietro Valente, a capo di una delle cosche che comandano nel centro turistico dell’Alto Tirreno Cosentino. Lo studio del legale era il luogo prescelto dal sindaco Basile e dagli altri amministratori per mettere a punto le strategie di aggiudicazione degli appalti che finivano nelle mani di ditte vicine ai clan mafiosi. Spesso venivano create ad hoc società gestite da prestanome proprio per inserirsi nelle liste dei favoriti per i grandi lavori comunali. Una compartecipazione di utili tra politici e ‘ndranghetisti scoperta dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza che su direttive del procuratore aggiunto della dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli e del sostituto procuratore Vincenzo Luberti. Dai corposi faldoni d’indagine, in cui risulta indagato anche l’ex primo cittadino di Scalea Mario Russo, attuale capogruppo Pdl alla provincia di Cosenza, emergono tutti gli appalti pilotati dal metodo mafioso. Subito dopo l’elezione del 2010, nelle mira del gruppo politici-mafiosi finì la gara per l’affidamento della gestione della raccolta dei rifiuti solidi urbani e poi subito dopo l’appalto per la gestione della pubblicità nell’area comunale, e ancora, secondo quanto ricostruito dalle investigazioni della DDA, l’affidamento del servizio dei parcheggi a pagamento. L’affare più importante però era quello della realizzazione del porto di Scalea. L’appalto come scrive il gip nell’ordinanza di arresto – era stato gestito dalla vecchia amministrazione guidata da Mario Russo che aveva appaltato i lavori ad una ditta napoletana. I lavori non erano stati avviati per un ricorso di un’associazione ambientalista. La Regione chiese lumi all’Arpacal nel cui consiglio di amministrazione siede lo stesso ex sindaco Russo. Quest’ultimo “cercava” un contatto con l’avvocato Nocito per inserirsi nella gestione dell’appalto, “altrimenti non avrebbe concesso l’autorizzazione richiesta. L’ex sindaco voleva essere “considerato” e questo - scrivono gli inquirenti – evidenzia come il clan Stummo-Valenti aveva già “contaminato” in passato l’attività dell’amministrazione comunale di Scalea.

Roberta Cosentino

 

Sapri, il paese dice addio a 'Michelaccio' ex responsabile del Tribunale dei Diritti del malato

Sapri dice addio ad un altro personaggio che ha qualificato la vita recente della cittadina. Si è spento ieri all’Ospedale dell’Immacolata Michele Russo, meglio conosciuto come Michelaccio. Un brutto male lo ha portato via a soli 67 anni, vissuti però con intensità e determinazione, lasciando un segno nella società saprese. Capelli candidi sul volto abbronzato, sorriso sempre aperto, Michelaccio è stato un perfetto connubio tra spensieratezza e passione civile, simpatia e impegno. In pensione dopo aver lavorato nelle Ferrovie, sposato e padre di tre figli, era noto per il suo passato da calciatore. Aveva militato nel Sapri e, successivamente, trascorsa l’età per poter giocare attivamente, non si era mai separato da questa sua passione, occupandosene come opinionista, tifoso, appassionato. Storica la sua collaborazione con la nostra emittente quando faceva parte del team di “105 Sport” e con i suoi motti e la sua esperienza sul campo, commentava, suggeriva, stuzzicava. Proprio recentemente era stato ricordato da Nicola Senatore e il suo L’altro calcio- la Storia con un’intervista che ripercorreva le varie tappe della sua vita. La capacità di dire pane al pane e vino la vino, senza timore e con assoluta schiettezza, non l’aveva mai persa ed era stato proprio questo a renderlo una persona leale, genuina, pronta a combattere per ciò in cui credeva, senza sovrastrutture. Per questo non si può dimenticare il suo impegno nell’attività pubblica e sindacale. Era stato responsabile del Tribunale dei Diritti del Malato e per quell’Ospedale di Sapri, che la vita già una volta gliel’aveva restituita dopo un colpo al suo cuore generoso, si era battuto partecipando ai cortei contro la soppressione del presidio e della provvidenziale Utic e portando la sua esperienza come testimonianza di buona sanità nei dibattiti. Fino all’ultimo il suo pensiero era andato a quell’ospedale che poi ha colto il suo ultimo respiro, e dalle corsie dove era ricoverato negli ultimi giorni aveva detto ancora una volta grazie al presidio e al suo personale. Ora che il nostro Michelaccio non c’è più è la comunità a renderlgi grazie per la sua vita e gli anni donati a chi lo ha conosciuto. Sabato alle 10 la possibilità di rendergli l’ultimo saluto nella Chiesa Madre.

Daria Scarpitta

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