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Salerno. Uno scambio di sacche di sangue al "Ruggi": il tribunale condanna i responsabili della morte del 72enne di Marina di Camerota

Condannati al carcere due medici, un anesteista e un infermiere.

Caso Mastrogiovanni. Il movimento di giustizia "Robin Hood" chiede la condanna anche per gli infermieri

Arriva il primo ricorso in Appello contro la sentenza sul caso Mastrogiovanni. La Onlus Movimento per la Giustizia Robin Hood, che si occupa del rispetto della legalità e dei diritti umani, contro ogni forma di discriminazione e abuso di autorità , offrendo anche assistenza legale tramite “avvocati senza frontiere”, ha preannunciato che la settimana prossima depositerà istanza al P.G. di Salerno e al Pm Martuscelli. L’ impugnazione della sentenza di primo grado arriverebbe per i motivi che già in parte erano emersi il giorno dopo la lettura del dispositivo, ossia le condanne dei medici, giudicate troppo miti dall’associaizone nazionale e l’assoluzione degli infermieri considerata ingiustificata. La Onlus non accetta il rpincipio secondo il quale agli infermieri è stato riconosciuto di aver admepiuto semplicemente ad un dovere, cioè all’ordine del medico. “Questa tesi- afferma in un comunicato il presidente di Avvocati Senza Frontiere Pietro Palau Giovannetti- non tiene conto dell' obbligo di garanzia incombente sugli infermieri nei confronti dei pazienti e non tiene conto dello status professionale degli infermieri stessi.” Nell'istanza d’appello associaizone chiede anche che venga data una diversa qualificazione giuridica al fatto ( riconoscendo il reato di omicidio preterintezionale) e si ritengano le aggravanti prevalenti sulle attenuanti, non equivalenti. Robin Hood, prima a schierarsi anche contro la conduzione del processo da parte del pm Martuscelli, chiede inoltre nell’impugnare la sentenza che in merito la Dr.ssa Ruperto venga indagata anche per le ipotesi di reato di falsa testimonianza rinvenibili dal verbale del dicembre 2009 e che per il primario, il Dr. Di Genio, si provveda alla riquantificazione della pena riconoscendo le circostanze aggravanti prevalenti sulle attenuanti . Una presa di posizione forte che bisognerà vedere se verrà seguita anche dalle altre pati civili. Al momento gli avvocati dei familiari del maestro cilentnao morto dopo un tso al reparto di psichiatria di Vallo, non hanno ancora presentato appello ma non eslcudono di impugnare anhce loro la sentenza.

Daria Scarpitta

 

 

San Giovanni a piro. A giudizio il responsabile dell'ufficio tecnico del comune

Nuovi grattacapi giudiziari per il responsabile dell’ufficio tecnico del comune di San Giovanni a Piro. Sull’architetto Raffaele Laino piove una nuova richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio. L’udienza preliminare è stata fissata al 26 giugno davanti al giudice Elisabetta Garzo del tribunale di Vallo della Lucania. Secondo gli inquirenti il dipendente comunale ha omesso volontariamente di adottare l’ordinanza di demolizione di alcune strutture abusive in località Cerreto a San Giovanni a Piro capoluogo. Si tratta di un fabbricato di proprietà di Fortunato Beati, papà dell’assessore comunale all urbanistica Flavio Beati. A porre in evidenza il rapporto di parentela tra i due è il Pubblico Ministero nella richiesta di rinvio a giudizio. “Laino – spiega il Pm Valeria Palmieri – ne era a conoscenza perché gli era stato comunicato dalla locale stazione dei carabinieri. Non ordinando la demolizione della struttura ha procurato intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale a Fortunato Beati che in tal modo ha conservato la proprietà delle opere abusive”. Il fabbricato finito sotto inchiesta è stato realizzato in una zona panoramica e, secondo gli inquirenti, sarebbe priva delle autorizzazioni necessarie. Per questa ragione ne fu disposto il sequestro a cui sarebbe dovuta seguire l’ ordinanza di abbattimento firmata dal responsabile dell’ufficio tecnico e che l’architetto Laino non ha mai emesso. Non è la prima volta che il noto professionista si trova a fare i conti con la giustizia. In più inchieste condotte nel comune di San Giovanni a Piro si è ritrovato iscritto nel registro degli indagati per abuso d’ufficio e recentemente anche per turbativa d’asta, per fatti legati a presunti appalti truccati. “Anche per quanto riguarda la vicenda sul fabbricato di Fortunato Beati siamo solo nella fase preliminare. Sono convinto – afferma fiducioso l’avvocato Rocco Colicigno – che anche in questo caso Laino ne uscirà indenne. Fino ad oggi sono almeno sei i casi in cui la fase preliminare è terminata con una sentenza di proscioglimento per il mio assistito”.

Antonietta Nicodemo

Pollica. Pisani indagato per abuso d'ufficio e peculato

Stefano Pisani, attuale primo cittadino di Pollica e soprattutto uomo di fiducia di Angelo Vassallo, il sindaco ucciso in circostanze misteriose nel settembre del 2010, è indagato per abuso d’ufficio e peculato. Le accuse a suo carico sono scaturite nell’ambito di una inchiesta giudiziaria condotta dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania, su fatti che risalgono al 2007 quando a capo del comune cilentano c’era ancora il sindaco pescatore e Pisani il suo vice. Ieri mattina, il successore di Vassallo è stato interrogato dal procuratore Giancarlo Grippo, ma il sindaco di Pollica ha preferito avvalersi delle facoltà di non rispoendere. Insieme a lui, e per le medesime ipotesi di reato, risultano indagati il commissario ad acta Barbara Pisacane, i componenti dell’Esecutivo dell’epoca: Carlo Moffongelli, Gennaro Schiavo e Dario Mottula, nonché il presidente del circolo Lazzarulo, Ludovico Visone. Una vicenda lunga e complicata legata, proprio, a quest’ultimo club, una scuola di vela e diportismo nautico; le concessioni, in seguito ad un esposto anonimo, sono finite all’attenzione della magistratura vallese, dando così ad una intricata inchiesta giudiziaria .

Con la delibera n.80 del 19 maggio 2007 la giunta municipale di Pollica,presieduta da Pisani poiché Vassalo si allontana proprio al momento della votazione, rinuncia alla concessione demaniale in favore del circolo. Un anno dopo, però, la Regione Campania rigetta la concessione adducendo che l'istanza non rientrava tra le fattispecie eccezionali,che l'area richiesta dal circolo si sovrapponeva a quella utilizzata dal cantiere nautico Schiavone, che si sovrapponeva anche all'area già in concessione al Comune di Pollica e che era in corso la delimitazione e regolamentazione delle aree dell'intera struttura portuale.

Il circolo presenta ricorso al Tar; la giustizia amministrativa accoglie l’istanza e nomina quale commissario ad acta Barbara Pisacane. Il 6 agosto 2009 il funzionario in servizio presso l’autorità portuale salenitana, concede al circolo 2486 metri del porto di Acciarolo. La regione Campania impugna il provvedimento, ma i giudici del Tar respingono il ricorso. La battaglia va avanti nel 2010 il cantiere Schiavone, ritenendosi danneggiato dal provvedimento del commissario, si appella al consiglio di stato che accoglie il ricorso. Il circolo Lazzarulo, non molla e propone ricorso per revocazione contro tale provvedimento con ricorso incidentale contro la concessione rilasciata a suo tempo dalla regione al cantiere Schiavone. Il Tar dichiara improcedibili i ricorsi, di qui la regione si rivolge al Consiglio di stato e per la risposta c’è ancora da attendere.

Roberta Cosentino

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