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Emergenza rifiuti. Il Comune di Polla si oppone allo stoccaggio temporaneo. Lettera alla Provincia e all'Asl.

 

 

 

 

 

 

 

Come promesso torna a dare battaglia il Comune di Polla sullo stoccaggio temporaneo dei rifiuti nell’ex sito Ergon in occasione dello stop al termovalorizzatore di Acerra. Con una missiva indirizzata a Provincia di Salerno, Arpa Campania, Asl, Ecoambiente e al commissario liquidatore del Corisa3 Vittorio Esposito, il sindaco Rocco Giuliano replica seccamente alla nota inviatagli mercoledì che indica l’area della zona Pip come luogo di stoccaggio del FUTA, il rifiuto biostabilizzato e in vista di ciò preannuncia un sopralluogo. “Esprimo ancora una volta – scrive il primo cittadino - la mia e dell’intera amministrazione ferma contrarietà all’utilizzo del sito. Qualsivoglia decisione, anche di natura urgente, in ordine allo stoccaggio o al trattamento dei rifiuti, deve essere assunta di concerto con tutti i rappresentanti del territorio.” Il sindaco ribadisce ancora una volta il contributo già dato in passato dal Comune di Polla sempre nel settore dell’emergenza rifiuti e resta fermo nelle sue posizioni, riservandosi di impugnare qualsiasi provvedimento dell’amministrazione provinciale presso le opportune sedi giudiziarie.  In merito al sopralluogo  il sindaco chiede di esser emesso a conoscenza del giorno e l’ora previsti per poter prendervi parte e poi conclude: “L’amministrazione di Polla e la sua comunità è impegnata da 40 anni in prima linea nell’emergenza rifiuti, pagando sulla propria pelle le responsabilità di altri Enti tenuti ad assicurare i servizi alle proprie comunità”. Il pressing sul Comune è sempre più forte e in vista dello stop al termovalorizzatore atteso per settembre, si intensificano le azioni per individuare i siti. A meno che non esca qualche soluzione diversa, fino ad ora tenuta segreta, Polla sembra essere destinata ad un braccio di ferro istituzionale in questi afosi mesi estivi.

 

daria scarpitta 

Ascea, si tolse la vita. Sotto processo il padre e il fratello.

 

 

 

C’è molto di più dietro la morte Jessica Sacco, la 22 enne di Ascea che si lanciò lanciata dal balcone di casa  il 15 marzo del 2015. Giovedì presso la Corte d’Assise di Salerno si è aperto il processo a carico del padre e del fratello della ragazza, Luigi e Stefano Sacco, accusati di maltrattamenti  in famiglia aggravati dall’evento della morte. Sin da subito erano emersi nella vicenda alcuni particolari che avevano fatto pensare ad aspetti più complessi. La Procura di Vallo della Lucania tratteggiò una situazione non facile causata dal fatto che i parenti di Jessica non vedevano di buon occhio il fidanzamento della ragazza con un giovane di Mandia, dove i Sacco gestivano un bar. Una posizione che aveva portato più volte allo scontro in famiglia, con Jessica, secondo alcune testimonianze, sottoposta a maltrattamenti anche fisici. E proprio quella terribile domenica ci fu un’ennesima lite scattata dinanzi al bar di famiglia tra il fidanzato e il fratello di Jessica, poi degenerata fino alle mani con l’intervento del padre e lo schieramento anche di altri parenti secondo le testimonianze. Pare che Jessica venne costretta con la forza a rientrare in casa e mentre di sotto nel bar proseguiva l’alterco, la ragazza si lasciò cadere di sotto dinanzi agli occhi dei suoi familiari. Immediati furono i soccorsi. Jessica venne trasferita all’ospedale di Vallo della Lucania , ma proprio al San Luca il suo cuore cessò di battere. Tutti in paese sapevano di questo amore contrastato con Jessica dilaniata tra due fuochi. I familiari della ragazza hanno sempre imputato al fidanzato ciò che accade quella sera e furono loro a spingere le indagini per fare chiarezza su eventuali ferite presenti sul corpo della giovane, oltre a quelle dovute alla caduta.  Le due opposte versioni sono ora al vaglio dei giudici che dovranno appurare se questa bella e moderna ragazza sia stata in qualche modo vittima di una storia vecchia quanto il mondo e per colpa di chi. Giovedì in aula sono stati sentiti i primi testimoni: i carabinieri della stazione di Ascea che intervennero e tre amiche della ragazza che avrebbero raccontato cosa avvenne quella sera. La prossima udienza si svolgerà ad ottobre quando verrà sentito il fidanzato della giovane. Poi si passerà all’ascolto dei numerosi testimoni della famiglia Sacco.

 

daria scarpitta 

Aeroporto Salerno - Costa D'Amalfi. Il Parco chiede di aggiungere " Cilento " .

 

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 “ Inserire nella denominazione dell’aeroporto Salerno – Costa D’Amalfi anche il termine Cilento “ . E’ quanto chiede la delibera approvata dal direttivo del parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano nella seduta di giovedì. Nei prossimi giorni sarà inoltrata in tutte le sedi opportune per velocizzare al massimo l’iter burocratico per la richiesta, prima fra tutte alla società che gestisce lo scalo. “Sono certo che il presidente regionale  non resterà insensibile alla nostra richiesta – afferma il presidente Tommaso Pellegrino - il nome Cilento, conosciuto in tutto il mondo, è un brand di grande impatto mediatico, turistico e culturale che rappresenterà un valore aggiunto alla denominazione di un aeroporto che siamo certi diventerà presto strategico per tutto il Sud Italia”.

Intanto il Parco si prepara a chiedere provvedimenti all’Anas, per alleviare i disagi in questo periodo estivo sulla Cilentana. Pervia  dei lavori da realizzare è stato imposto il limite di velocità a 50 Km l’ora.

 

antonietta nicodemo 

 

 

Polla, svastica e baffetti stile Hitler sulla statua della Madonna in ospedale. Il Ds Mandia: " è la seconda volta, avvio un'indagine".

 
 
 
 

“ E’ un gesto vigliacco e scellerato “ in questo modo il direttore sanitario dell’ospedale di Polla Luigi Mandia ammonisce chi si è permesso di di imbrattare la statua della Madonna nel corridoio all’ingresso dell’Ospedale di Polla. E’ stata disegnata una svastica sulla fronte e baffetti sullo stile di Hitler. La scoperta è stata fatta oggi per la seconda volta, già era accaduto 15 giorni fa.  Fortunatamente l’ignoto artista non ha utilizzato pennarelli indelebili e così i suoi disegni sono stati cancellati senza creare danni alla statua che è stata ripulita, su disposizione del manager,  appena dopo la scoperta. Difficile stabilire chi si è reso protagonista dell’ ignobile gesto. L ‘ospedale è dotato di un impianto di videosorveglianza ma proprio  quella parte del corridoio in cui è collocata la statua è sprovvista di telecamere. Indignato il direttore sanitario. Mandia fa sapere che avvierà un'indagine interna per risalire al responsabile. 

 

antonietta nicodemo 

 

 

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