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Incidente sulla cilentana, muore anziana donna di Sant'Arsenio

Santa Marina. Incidente stradale: perde la vita un ex ferroviere di 73 anni, Stefano Chintemi

Non ce l'ha fatta Stefano Chintemi, l'ex ferroviere di 73 anni che, nel pomeriggio di ieri, ha perso il controllo della sua volkswagen Golf, sbalzando fuori dall'abitacolo, dopo un volo di 15 metri. L'uomo è deceduto dopo circa mezz’ora dal suo ricovero nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Sapri. A lutto la comunità di Capitello, di cui Chintemi era originario, e la comunità di Santa Marina, dove l'uomo risiedeva da anni con sua moglie. Lo sfortunato pensionato lascia tre figli: Loredana, Giovanni e Vito.

 

L'ipotesi  dell'incidente:

Stefano Chintemi stava percorrendo uno dei tornanti della Sp 82 Santa Marina-Policastro quando ha perso il controllo della sua autovettura. Dopo il tragico incidente, sul posto sono giunti i carabinieri, i vigili del fuoco e il 118. Sull’asfalto non sono state riscontrate tracce di frenate e questo lascia ipotizzare che l'ex ferroviere abbia perso il controllo della guida a seguito di un malore oppure di una distrazione. Sotto accusa anche la pericolosità della strada che da alcuni mesi i residenti di Santa Marina sono costretti a percorrere a causa della chiusura della via principale.

Sapri. Si toglie la vita a 17 anni. In un biglietto: " questo mondo non fa per me". Il Paese sotto shock

Da ieri Sapri non è più la stessa. Da quando ha dovuto assistere al suicidio di uno dei suoi figli, un ragazzo di appena 17 anni che non ha ritenuto più valide le motivazioni che spingono ognuno di noi a vivere e a combattere quotidinamente. La notizia si è diffusa nella tarda serata di ieri. I Carabinieri della Compagnia di Sapri sono stati chiamati a ricostruire l’amara vicenda. Il17enne in un attimo di disperazione si è avvolto al collo un lenzuolo dopo averlo legato al sifone dello scaldabagno e si è lasciato andare. E’ stata la sorella di due anni più grande a scoprirlo nell’abitazione al piano terra di Via Carducci dove i due abitavano con la madre. La ragazza, giunta a casa, aveva bussato ma nessuno le aveva aperto, nonostante insistesse a suonare il campanello. Sapendo che doveva esserci il fratello è entrata da una finestra e nel bagno si è trovata di fronte alla terribile scena. Immediatamente ha avvertito i sanitari del 118 che arrivati sul posto hanno tentato per circa un’ora di rianimare il ragazzo ma non c’è stato nulla da fare. Non si sa l’ora esatta in cui il ragazzino abbia messo in atto il terribile gesto ma è stato dichiarato morto alle 18.30. Il 17enne aveva frequentato il Geometra ma aveva poi lasciato la scuola e si era messo a lavorare, ultimamente presso un noto ristorante della cittadina, per aiutare il bilancio domestico. La sua, infatti è una famiglia semplice che con dignità sbarca il lunario prodigandosi in lavori saltuari. Il padre del giovane,separato dalla moglie, era deceduto in un incidente stradale. Chi conosce il ragazzo lo dipinge come tranquillo, riservato, una persona per bene mentre su Facebook pesano le sue parole di protesta e abbondano le sue foto con gli amici, anche se il suo sguardo, sempre un po’ assente, pensieroso, sembra raccontare tanto. Come quel biglietto lasciato in extremis sul mobile del bagno. Parole lapidarie per chiedere scusa ai familiari e spiegare il suo gesto. “Questo mondo non fa per me” ha scritto. Un duro atto d’accusa che ha colpito tutti. Ed ecco perché abbiamo scelto di parlare di questo ragazzo e del suo tragico gesto. Di solito non ci occupiamo dei suicidi, per la gran parte vicende molto personali, frutto di dolori privati indicibili, ma questa volta è stato diverso. Perché il messaggio del 17 enne è rivolto a ciascuno di noi, perchè di questa morte siamo responsabili un po’ tutti eccetto che lui, perché quel gesto ci spinge ad interrogarci su quello che manca e che non ha funzionato nel mondo di questo giovane. Dalle istituzioni vissute come troppo lontane, ai servizi sociali e a quanti non si sono accorti dei pensieri complessi del ragazzo, alle agenzie educative che non sono riuscite ad arrivare a lui, ai media che riflettono quotidianamente l’immagine di un mondo senza speranza per i giovani, a tutti quelli che non hanno saputo parlare il suo linguaggio e a donargli una visione diversa, perché in fondo sono stati questi gli unici motivi di questa morte acerba. Ora il corpo del 17enne è stato rilasciato per tornare tra le braccia dei suoi cari senza che venisse espletata l’autopsia. A lui nel pomeriggio di oggi l’ultimo straziante saluto.

Daria Scarpitta

Santa Marina. I funerali di Francesco Cetrola

“Il Regno dei cieli è dei giusti.” Così il vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro, mons. Antonio De Luca, ha esordito nell’omelia durante i funerali del maresciallo della Guardia Costiera Francesco Cetrola, tenutisi ieri nella Chiesa madre di Santa Marina. Il presule ha avuto parole di conforto per i cari del giovane mettendo in evidenza quanto in lui che è morto nel compimento del proprio dovere, che si dedicava agli altri con opere di volontariato, che conduceva una vita sobria e pulita, quell’essenza di “giusto” fosse più che evidente. “Il compito di tutti è vivere la vita che ci è stata data con impegno e sacrificio” ha detto ancora il vescovo, facendo capire che Francesco in questo è stato un esempio, che la sua breve e semplice vita ha avuto quel senso che tutti oggi si affannano a cercare.. Tanti sospiri e lacrime hanno echeggiato tra le mura della Chiesa di Santa Marina. Tutto il paese conosceva Francesco e la sua famiglia e quel lutto, vissuto nel cuore, si vedeva in ogni volto, che fosse stato vicino o lontano a lui in questa vita, in ogni manifestazione, in quel silenzio che riempiva la Chiesa e anche la Piazza Umberto I dove era stato allestito il maxischermo. Un silenzio tanto più esplosivo se si pensa alle numerose persone giunte a dare l’estremo saluto a Francesco Cetrola, tutta Santa Marina, ma anche gente dai paesi vicini, chi lo conosceva e chi era semplicemente rimasto colpito dalla tragedia di Genova. E poi tutte le autorità in prima fila. Il picchetto d’onore dei suoi colleghi della Capitaneria di Porto, gli ufficiali in alta uniforme arrivati anche da Salerno e da Napoli, i politici, i sindaci, il Presidente della Provincia Iannone, l’assessore Pierro, e l’ex senatore Alfonso Andria. C’è chi tra la gente mormorava che tutto questo clamore a Francesco, persona riservata e di poche parole, forse non sarebbe piaciuto, ma di certo è ciò che ha meritato, il tributo necessario ad una vita spesa per gli altri, ad una normalità trasformatasi in eroismo. Ma ciò che ha colpito di più sono state le testimonianze degli amici di famiglia che hanno preso la parola dando voce all’impressionante fatalità di cui è rimasto vittima. Come la madrina che con un brivido ha ricordato l’ultima volta che ha visto Francesco o come un amico che con una lettera toccante ha reso omaggio al giovane maresciallo. Un lungo applauso ha poi accolto il feretro portato a spalla all’uscita dalla Chiesa. Santa Marina è rimasta muta, attorno al dolore di una madre, ricordando, come si legge nella preghiera dei marittimi defunti, quel giovane che ha vissuto la nostalgia di casa e il distacco dei propri affetti e ha operato non spinto da vanità o da bramosia di gloria ma solo da obbedienza al proprio dovere.

Daria Scarpitta

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