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Sala, torna a casa Enzo Mingione. Il 27enne era scomparso in estate.

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Per tutto questo tempo è stato seguito e ora, dopo oltre tre mesi, è tornato a riabbracciare la sua famiglia a Sala Consilina. Enzo Mingione, il 27enne che si era allontanato dalla cittadina del Vallo di Diano in estate e la cui scomparsa era stata denunciata lo scorso 4 settembre, attirando anche l’attenzione di una trasmissione come Chi l’ha visto?,  nei giorni scorsi ha potuto rivedere la madre. Alla stazione di Salerno l’incontro,  dopo un lavoro sotterraneo portato avanti in tutto questo periodo dai carabinieri della Compagnia di Sala Consilina che ben conoscevano la storia di questo ragazzo. Non era la prima volta che si allontanava di sua volontà da casa,  non era la prima volta che aveva manifestato la sua insofferenza verso la vita  familiare, di qui il ritardo nella presentazione della denuncia di scomparsa da parte dei congiunti. Le sue tracce, però, il giovane non le aveva fatte perdere del tutto. I Carabinieri da quel 4 settembre hanno tenuto sotto controllo i suoi spostamenti, intercettandolo a Napoli ad un controllo Polfer, a Roma dopo un contatto tlefonico con la madre e poi allertando anche l’Interpol, perché Mingione era andato all’estero, da solo, senza cellulare né soldi. Vivendo di espedienti e di passaggi era arrivato fino in Germania.   I carabinieri hanno lavorato a lungo in sordina  , contando su quel desiderio di tornare a casa che comunque il 27enne ha sempre coltivato ma che , più passavano i giorni,  più diventava difficile da affrontare. Poi finalmente questo lavoro è riuscito a portare il suo risultato. Enzo Mingione è tornato a casa e per la sua famiglia è stata la fine di un’attesa angosciante.

Daria Scarpitta

Omicidio Vassallo, Franco Roberti: "Non è un delitto di camorra" . Critiche alle prime indagini e al clima di omertà sul territorio.

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L’omicidio Vassallo non ha a che fare con la criminalità organizzata,  non è un omicidio di mafia o di camorra.  Le parole dell’ex procuratore Antimafia Franco Roberti ieri a Palinuro per presentare  il suo libro hanno aperto nuovi scenari su di un caso, quello dell’ssassinio del sindaco di Pollica, che dopo otto anni non ha ancora un colpevole. All’indomani del delitto si parlò subito dell’ombra lunga degli interessi dei clan tra affari edilizi e droga in un paradiso come Pollica, un quadro scuro  che non mancò di essere preso  e alimentato a livello nazionale dove il Cilento non è distinto da Napoli, dove Campania, tutta è camorra.  Le poche voci che provarono ad opporsi a questi ritratti vennero zittite.  Ora è Roberti ad affermare quello che forse in tanti già sapevano e a lanciare accuse che già si erano sentite dire, dal fratello Dario vassallo ad esempio. “Nelle indagini non abbiamo avuto alcuna collaborazione dal territorio – ha detto Roberti a Palinuro- Quando abbiamo preso il caso in mano ci siamo trovati di fronte ad un muro di omertà, non solo da parte dei cittadini ma anche dalle forze dell’ordine territoriali” .  E ancora: “ Nelle indagini per far luce su un delitto sono fondamentali le prime ore  per identificare il colpevole. poi la verità si allontana. Nell’omicidio vassallo proprio nei primi giorni si è perso tempo, ci sono stati degli errori territoriali, a livello di indagini si poteva fare di più. Quando abbiamo preso in mano noi il caso era troppo tardi”. Parole forti che arrivano, però soltanto ora, dopo che da tempo c’è chi aveva denunciato questo identico clima di omertà e ostruzionismo, senza però nessun riscontro ufficiale, anzi spesso contro tutti.  Dario Vassallo, dopo le parole di Roberti, sui social replica: “Noi vogliamo la verità, anche giuridica e non è certo quella del Consiglio Superiore della Magistratura o quella di un manipolo di carabinieri che mi hanno querelato 5 volte. La Verità è quella del Popolo.” e, poi, condivide una frase: “ Per me l’omertà è sinonimo di complicità”. Ma le parole di Roberti potrebbero davvero smuovere le acque e orientare questa volta meglio le indagini, non alla caccia di fantasmi ma di moventi concreti. L’ex procuratore Antimafia  ha chiarito che l’omicidio potrebbe essere collegato a qualche questione territoriale, anche ad un investimento locale non condiviso da Angelo Vassallo. Questa pista, unita alla decisione di un magistrato come Ingroia, che proprio in questi giorni ha annunciato di non voler rassegnarsi all’ingiustizia e di voler investigare da solo sul caso, invitando chi sa a parlare con lui, potrebbero dare una svolta alle indagini e consentire di trovare finalmente un nome e una storia dietro a quel terribile omicidio.

Daria Scarpitta

Sapri, fenomeno dell'immigrazione. La lezione del sociologo Avallone agli alunni dell'I.C. Santa Croce.

 

 

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“ Il fenomeno dell’immigrazione appartiene all’ umanità. Non è un problema di oggi. Da sempre intere popolazioni si sposano da una parte all’altra “. Dalla lezione formativa tenuta  dal sociologo Gennaro Avallone, con gli alunni dell’Istituto Comprensivo Santa Croce di Sapri,  non è prevalsa l’immagine triste dei barconi che navigano  verso le cose italiane carichi di persone che scappano dalle guerre e che nella fuga perdono la vita in mare, ma quella che da sempre caratterizzano la storia del genere umano.

“ L’immigrazione – ha detto Avallone – non è un problema è un fenomeno fisiologico”

 

 

Sapri, alberi decapitati. L'esperto condanna il Comune. In una lettera i suggerimenti per una potatura corretta.

 

“ In modo incompetente e incivile, con motivazioni pretestuose e destituite di logica e fondamento, sono state inferte capitozzature assurde e ingiustificabili alle alberature della Città di Sapri “ . Questo è quanto scrive l’esperto di verde ornamentale Biagio Scanniello nella lettera indirizzata al Sindaco Antonio Gentile. Una missiva che condanna, e non è la prima volta, i metodi che continuano ad essere utilizzati per la manutenzione del verde pubblico. Questa volta ad irritare l’esperto è la modalità con cui sono stati potati gli alberi sul lungomare e alcune strade del paese. Questo che state vedendo è il risultato. Nella missiva Scanniello ricorda al Comune che la “ capitozzatura è la più dannosa tecnica di potatura, eppure , nonostante più di 30 anni di seminari per spiegare i suoi effetti nocivi, rimane una pratica comune . E’ il taglio indiscriminato del fusto, delle branche primarie o di grossi rami. E solitamente la si pratica per ridurre le dimensioni dell’albero nella convinzione di ridurre anche la sua eventuale pericolosità. Invece - precisa Scanniello a Gentile – la capitozzatura non è un metodo adeguato per diminuire le dimensioni di un albero e nel tempo lo renderà sempre più pericoloso” . La lettera dell’esperto va avanti con una serie di spiegazioni  tecniche  sul perché è necessario abolire la capitozzatura : indebolisce gli alberi, li rende brutti e pericolosi ed è una tecnica costosa. Chiaramente suggerisce anche soluzioni alternative “ evidenziando che quando una albero deve essere ridotto in altezza o diventa troppo ingombrante è possibile ridurre la chioma senza distruggerne l’armonia”. “ E’ necessario ribellarsi a questo modo scellerato di gestire un patrimonio di tutti che inoltre – spiega Biagio Scanniello – toglie valore civico ed economico al paese “ . Da anni si batte per una manutenzione a misura di albero nel Comune di Sapri.Sarà questa la volta buona ?

antonietta nicodemo 

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