Racket camorristico tra Campania e Basilicata, imprenditori ricattati da una rete di cravattari che è stata sgominata dall’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno. Stamane , nelle province di Salerno, Napoli, Avellino e Potenza, è stato eseguito un decreto di fermo a carico di numerosi indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di usura e di estorsione aggravata dal metodo mafioso. 16 le persone finite in manette. L’attività investigativa, avviata nel luglio 2025, ha consentito di smascherare una rete criminale articolata, composta da soggetti vicini a tre sodalizi camorristici, operativi nelle province di Salerno, Avellino e Napoli. Gli indagati avrebbero imposto prestiti usurari e, successivamente, mediante minacce e modalità tipicamente mafiose, estorto ingenti somme di denaro a due giovani imprenditori conciari dell’avellinese, in evidente stato di difficoltà economica. Per l’esecuzione delle misure, sono stati impegnati circa 120 operatori – tra cui quattro unità pilota droni dell’Ufficio Supporto Indagini Tecniche della DIA – e in collaborazione sono intervenute le Questure di Avellino e Salerno, i Comandi Provinciali Carabinieri di Napoli, Salerno, Avellino, Potenza e i Comandi della Guardia di Finanza di Avellino e Salerno. Il provvedimento cautelare è stato disposto per interrompere le condotte criminali in corso e per tutelare l’incolumità delle vittime, che nelle ultime settimane erano diventate oggetto di incessanti richieste di pagamento corredate da minacce gravi.
Le interviste della conferenza stampa. Gli investigatori: “Gli strozzini non sono benefattori. Denunciate!”

