Sono ancora tanti gli interrogativi sulla morte di Taras Ivanyshyn, il 27enne di origini ucraine ma adottato da bambino da una famiglia cilentana, ritrovato senza vita nella piscina dell’Hotel Minerva a Capaccio Paestum, dove lavorava. La scoperta è avvenuta all’alba di domenica dagli addetti alle pulizie che hanno notato una sagoma scura a 5 metri di profondità e hanno subito allertato i soccorsi: purtroppo, però, i sanitari del 118 non hanno potuto far altro che costatarne il decesso, che, a quanto si apprende, risalirebbe a diverse ore prima del ritrovamento in quanto il corpo era già rigido.
E’ stata così aperta un’inchiesta dalla Procura di Salerno, che ha disposto l’esame autoptico sulla salma del 27enne, programmata per giovedì all’obitorio dell’ospedale “Ruggi” di Salerno, dove è ora sotto sequestro. Tanti i lati oscuri della vicenda: Taras era senza indumenti e secondo una prima ricostruzione sabato sera avrebbe partecipato a una festa informale a bordo piscina insieme a due colleghi, un uomo e una donna: i tre, dopo il turno di lavoro, sarebbero rimasti nell’area esterna, consumando alcolici e trattenendosi fino a notte fonda. La coppia di colleghi, rintracciata e ascoltata dagli inquirenti, pare presenti lividi alle braccia e al viso, piccole ferite e contusioni.
Nessuna pista dunque è al momento esclusa, dalla lite con tanto di colluttazione, alterata dall’alcool, all’incidente, oppure, ipotesi meno probabile ma da verificare, il gesto volontario. Sul posto anche i Ris di Salerno, mentre sono al setaccio le immagini della videosorveglianza per ricostruire le ultime ore di vita del giovane, da poco laureato e pronto a spostarsi a Roma per proseguire gli studi.

