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PIANO OSPEDALIERO. SAPRI E' PRONTO SOCCORSO VOTATO A STABILIZZAZIONE E TRASFERIMENTO.

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Nessun accenno al futuro dell’ospedale di Sapri nella conferenza stampa indetta dal Governatore De Luca per presentare il piano ospedaliero in provincia di Salerno. Le ultime notizie sul nosocomio non erano state confortanti. Si era parlato dell’addio ai fondi per l’edilizia sanitaria, a causa della mancanza di progetti esecutivi, mancanza non così importante però per il nuovo Ospedale di Salerno che, come annunciato ieri, ottiene 400 milioni solo per il primo lotto quando ancora deve essere pubblicato il bando per la progettazione. Si era sentito recentemente l’appello della Cgil sulle carenze d’organico. Quale sarà dunque la sorte del presidio saprese? Che cosa prevede il piano ospedaliero per l’Immacolata? L’ospedale, si legge nel documento, è divenuto un presidio di base, un Pronto soccorso che secondo la definizione del Piano stesso “ è deputato ad effettuare in emergenza-urgenza procedure diagnostiche, trattamenti terapeutici, ricovero oppure stabilizzazione clinica e trasferimento urgente al Dea di livello superiore”, ossia, in questo caso, il presidio di Vallo della Lucania. Deve inoltre essere dotato di letti di Osservazione Breve Intensiva. In questo quadro, dove le funzioni principali tratteggiate sono quelle di stabilizzazione e trasferimento, Sapri costituisce spoke, quindi il primo gradino dell’emergenza, nella rete cardiologica, Pronto soccorso traumatologico, spoke di primo livello nelle emergenze pediatriche. Mantiene il punto nascita in deroga, grazie, però a numeri di parti superiori a quelli registrati nell’ospedale vallese. E vengono confermati i 20 posti per la lungodegenza, al momento, però, non ancora attivati. Insomma, tolti i paroloni, viene fuori un quadro piuttosto debole, perché l’ospedale viene privato dei fondi già destinati alla ristrutturazione di tutto il primo piano, trasformato in pronto soccorso e dunque senza più l’obbligo dell’elezione e dei reparti, sebbene quelli attuali non vengano toccati, e proiettato verso la lungodegenza, ossia l’assistenza a malati cronici, soprattutto anziani e non autosufficienti. Il presidio inoltre vede qualche ritocco, spesso in ribasso, sui posti letto, non riuscendo ad arrivare nel complesso al numero di 120, indicato dal Ministero della Salute come discriminante per poter essere considerato ospedale.

Daria Scarpitta

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