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PEDOPORNOGRAFIA, SINDACO DI ROFRANO A PROCESSO.IL PERITO MEROLA SENTITO PER UN'ORA.

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E’ tornato in aula questa mattina il sindaco di Rofrano Nicola Cammarano, accusato di detenzione di materiale pedopornografico. C’era molta attesa per la seduta odierna visto che doveva essere sentito l’esperto incaricato dal Tribunale di Vallo della Lucania per una perizia informatica sui file rinvenuti sul pc del primo cittadino. Il presidente ha però deciso di tenere la trattazione a porte chiuse, facendo uscire dall’aula tutto il pubblico presente tra cui anche i consiglieri di minoranza e alcuni cittadini di Rofrano che ancora una volta si erano recati a Vallo per conoscere i particolari della vicenda che ha sconvolto il paesino. L’escussione del perito Roberto Merola di Salerno è durata circa un’ora. Pare che l’esperto non abbia rinvenuto sul pc del sindaco ulteriore materiale rispetto a quello agli atti del processo. Resta ovviamente sotto stretto riserbo il contenuto delle dichiarazioni di Merola che poteva servire a fare chiarezza sulla vicenda giocata ormai principalmente sulla consapevolezza o meno del sindaco in merito alla detenzione di quel materiale compromettente. Non è la prima volta che il processo si svolge a porte chiuse. Già nella seduta dello scorso 19 ottobre, quando doveva essere sentito proprio Cammarano, non venne ammesso il pubblico. La trattazione tornò pubblica invece la seduta successiva, a dicembre , quando a prendere la parola fu il consulente della difesa Gaetano Consalvo. Un andamento altalenante che fino ad ora, se giustamente ha tutelato il diritto alla riservatezza di Cammarano evitandogli deleterie gogne, ha impedito che si avesse un’informazione completa della vicenda che tenesse conto delle motivazioni della difesa e dell’accusa, visto il ruolo pubblico ricoperto dall’imputato. La seduta è stata rinviata al prossimo 6 luglio per ulteriori chiarimenti rispetto a quanto emerso sino ad ora.

Daria Scarpitta

 

INCIDENTE FERROVIARIO A CAPITELLO. ASSOLTO IL PRINCIPALE IMPUTATO.

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L'avvocato Franco Maldonato,  legale di Mario Caputo, il conducente del carrello che investì e uccise nel 2010 Fortunato Calvino, commenta la sentenza di primo grado che ha assolto il suo assistito, principale imputato nella vicenda.

 

CAPITELLO. INCIDENTE FERROVIARIO DEL 2010. DUE CONDANNE E SETTE ASSOLUZIONI.

 

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Il Tribunale di Lagonegro ha emesso la sentenza di primo grado sull’incidente ferroviario  avvenuto nel 2010 a pochi metri di distanza dalla stazione di Capitello, un tragico sinistro in cui perse la vita l’operaio 35enne di RFI Fortunato Calvino. Dei nome imputati solo due sono stati condannati . Cobuccio capo squadra del tronco lavori, di cui faceva parte l’operaio deceduto e il collega Ignacchiti di Sapri che rimase gravemente ferito. Insieme a Cobuccio è stato condannato PItta addetto alla scorta sul carrello a trazione elettrica. La pena per il primo è di due anni e sei mesi per il secondo di un anno. Entrambi sono stati condannati anche al risarcimento dei danni subiti da Ignacchiti da  determinarsi in sede civile oltre le spese legali.  Le motivazioni della sentenza emessa dai Giudici di Lagonegro saranno depositate entro 90 giorni. .  Il tragico incidente avvenne il 1 settembre 2010 intorno alle 9.30 . Sul binario erano già da tempo programmati  e autorizzati dei lavori di manutenzione della linea elettrica. Per questo una squadra della trazione elettrica stava viaggiando su un carrellino ferroviario.  Quel giorno, tuttavia, si aggiunsero anche dei lavori di livellamento dei giunti che erano stati pianificati più recentemente dopo la diagnostica avvenuta sul binario.  Fortunato Calvino, assieme al collega Armando Ignacchiti, faceva parte di questa seconda squadra tronco lavori e si trovava  sui binari ad operare con un martello pneumatico quando venne investito dal carrello, i cui occupanti erano ignari della loro presenza. Il mancato coordinamento tra le due squadre e alcune disattenzioni determinarono il terribile sinistro. Calvino, di origini napoletane ma molto conosciuto a Sapri, perse la vita sul colpo. Ignacchiti, invece, venne ricoverato per le gravi ferite riportate. Dopo quasi 8 anni si è chiuso il processo di primo grado

 

 

 

 

 

PROCESSO CHERNOBYL. ASSOLTI TUTTI GLI IMPUTATI. NON C'E' STATO DISASTRO AMBIENTALE

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Era già nell'aria, dopo l'ultima udienza, e oggi è arrivata la conferma. Tutti assolti sul caso Chernobyl. Stamane con la lettura della sentenza si è chiuso in primo grado il processo sullo smaltimento illecito di rifiuti che ha coinvolto anche alcuni terreni e imprenditori del Vallo di Diano. Anche l'ultimo reato rimasto in piedi, quello di disastro ambientale, è venuto meno. Il giudice ha assolto tutti e 37 gli imputati perchè il fatto non sussiste, accogliendo in pieno le richieste del pm. Per tutti gli altri reati era già intervenuta la prescrizione visto che la vicenda giudiziaria va avanti da circa dodici anni. Le parti civili , tra cui anche i Comuni e la Comunità Montana del Vallo di Diano , si riservano di presentare appello. Era apparso palese sin dalle prime battute del processo e dalla testimonianza del Noe che non vi erano prove sufficienti a corroborare la tesi del disastro ambientale. Il legale Antonello Rivellese aveva chiesto di effettuare dei carotaggi sui terreni. La richiesta non è stata accolta. Ora tutto è rinviato all'appello.

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